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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19443/2026 del 28/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la decisione della Corte d'appello resa in sede di rinvio dalla Cassazione, deducendo: 1) che la Corte d'appello avrebbe limitato il proprio esame alla sola sostituzione della pena con lavori di pubblica utilità, mentre la richiesta originaria riguardava ogni pena sostitutiva (semilibertà, detenzione domiciliare ecc.); 2) che la valutazione di inidoneità delle pene sostitutive sarebbe viziata nella sostanza e nella motivazione, perché fondata impropriamente su una concezione 'premiale' delle misure alternative e perché avrebbe trascurato elementi nuovi prodotti dalla difesa (lavoro stabile, formazione di una famiglia e tempo trascorso senza altri precedenti). La Corte d'appello, nel rigettare la sostituzione, aveva richiamato i numerosi precedenti del ricorrente, esperienze alternative infruttuose (affidamento ai servizi sociali) e la revoca di una precedente detenzione domiciliare.

La decisione

La Corte di cassazione ha respinto il ricorso. Sul primo motivo ha ritenuto infondato che la Corte d'appello si fosse limitata alla sola ipotesi del lavoro di pubblica utilità, osservando che il giudice di merito aveva infatti espresso un giudizio di inefficacia attuale di qualsiasi forma alternativa alla detenzione. Il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile: la questione attiene alla valutazione di merito riservata al giudice di merito e il motivo era inoltre generico, non dimostrando la rilevanza decisiva degli elementi nuovi addotti. Considerati i precedenti pluridecennali e gli insuccessi di misure alternative pregresse, la Corte ha ritenuto non irrazionale la prognosi di inidoneità delle pene sostitutive. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 58, legge n. 689 del 1981

    art. 58, legge n. 689 del 1981

    La norma richiede che la valutazione di idoneità di una misura sostitutiva consideri la finalità rieducativa e la prevenzione della recidiva; la Corte ha ritenuto che, alla luce di precedenti penali e del fallimento di precedenti misure alternative, la sostituzione non fosse idonea a tali fini

  • art. 616, cod. proc. pen.

    art. 616, cod. proc. pen.

    Norma che dispone l'obbligo di condanna alle spese dell'istante in caso di rigetto del ricorso; applicata per imporre a Maritan il pagamento delle spese processuali

Massime di principio

  • Se il giudice di merito rileva una lunga serie di precedenti e precedenti esperienze alternative infruttuose, può legittimamente escludere la sostituzione della pena con misure alternative per motivi di rieducazione e prevenzione della recidiva
  • Una domanda generica per 'pene sostitutive' può essere intesa dal giudice come riferita alle diverse tipologie di misure alternative; tuttavia il richiamo specifico e motivato alle ipotesi concrete è sempre opportuno
  • La Corte di cassazione non riesamina il merito prognostico della decisione (idoneità delle misure sostitutive): interviene solo su profili di diritto o su carenze logico-giuridiche della motivazione
  • Per impugnare con successo il diniego di misure alternative è necessario dimostrare in modo specifico e rilevante fatti o circostanze che rendano irragionevole la valutazione del giudice di merito, non limitandosi ad allegazioni generiche
  • Il lavoro stabile e la formazione di una famiglia possono essere elementi utili nella valutazione favorevole alle misure alternative, ma non cancellano automaticamente il peso di precedenti penali e di precedenti insuccessi di misure alternative

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