Cassazione Penale, Ordinanza n. 17823/2026 del 18/05/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (magistrato di sorveglianza)
La controversia
Il ricorrente, ammesso a un affidamento in prova con finalità terapeutica ai sensi dell'art. 94 d.P.R. n. 309 del 1990, impugnava l'ordinanza con cui il Magistrato di sorveglianza di Messina aveva respinto la sua istanza di autorizzazione allo svolgimento di attività lavorativa. Deduceva che la motivazione del provvedimento fosse solo apparente. La Corte ricorda che l'affidamento terapeutico richiede il contemperamento tra cura della dipendenza da stupefacenti o alcool e finalità di risocializzazione, e che il comma 4 dell'art. 94 subordina l'accoglimento dell'istanza alla idoneità del programma di recupero a prevenire il rischio di commissione di ulteriori reati. Nel caso concreto, la Corte ritiene congrua, sia pure sintetica, la motivazione del giudice di sorveglianza, che aveva valorizzato il pericolo emergente dalle informazioni negative sul datore di lavoro e aveva valutato l'istanza in una prospettiva globale e secondo i criteri di progressività e gradualità del trattamento.
La decisione
La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che la motivazione dell'ordinanza impugnata non fosse meramente apparente, ma logicamente coerente, perché il Magistrato di sorveglianza aveva correttamente espresso un giudizio globale sugli elementi disponibili e aveva considerato la progressività del trattamento nelle misure alternative. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende, ai sensi dei profili di colpa connessi all'irritualità dell'impugnazione.
Norme richiamate
art. 94 d.P.R. n. 309 del 1990
L'affidamento terapeutico richiede che il programma di recupero assicuri anche la prevenzione del pericolo che il condannato commetta altri reati; la valutazione va compiuta in un'ottica di cura e di risocializzazione, con attenzione al rischio di recidiva connesso alla dipendenza.
Corte cost. n. 186 del 2000
Richiamata per giustificare la condanna del ricorrente al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende in caso di impugnazione ritenuta irrituale e colposa.
Richiamo finale relativo all'anonimizzazione dei dati in caso di diffusione del provvedimento, senza incidenza sul decidere.
Massime di principio
- Nel procedimento di sorveglianza relativo all'affidamento terapeutico ex art. 94 d.P.R. n. 309 del 1990, il giudice deve valutare congiuntamente l'esigenza di cura della dipendenza e la finalità rieducativa, verificando che il programma di recupero sia idoneo a contenere il rischio di recidiva.
- Il diniego dell'autorizzazione allo svolgimento di attività lavorativa durante l'affidamento terapeutico è legittimo quando il giudice motivi, anche sinteticamente ma in modo non apparente, sul pericolo concreto desumibile dagli elementi acquisiti, compresi quelli relativi al contesto lavorativo proposto.
- In materia di misure alternative, il controllo di legittimità non sostituisce la valutazione di merito del giudice di sorveglianza, purché la decisione impugnata dia conto, in modo logicamente coerente, degli elementi rilevanti e della progressività del trattamento.
- Il vizio di motivazione è configurabile solo quando la motivazione sia effettivamente apparente o del tutto incoerente; non basta la sua concisione se il percorso argomentativo consente di comprendere la ratio della decisione.
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