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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18867/2023 del 05/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente era stata condannata per il reato di minaccia per avere, il 29/10/2015, minacciato Maria Angela Suraci dicendo che le avrebbe fatto "tagliare la fognatura". Ha impugnato la sentenza articolando tre motivi: 1) vizio di motivazione (mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità), perché la Corte d'appello avrebbe ricostruito confusamente i fatti e si sarebbe limitata a ritenere "plausibile" la frase intimidatoria, che peraltro la persona offesa non avrebbe riferito nella deposizione; 2) violazione del principio della condanna "al di là di ogni ragionevole dubbio", in quanto la Corte avrebbe fondato la condanna sulla sola plausibilità degli eventi; 3) motivazione contraddittoria in relazione all'attendibilità della parte offesa: il giudice di primo grado aveva ritenuto inattendibile la stessa parte offesa rispetto ad altri coimputati, ma invece l'ha ritenuta attendibile nei confronti della Milone senza spiegare la discordanza. Inoltre un teste (Lo Monaco, figlio della ricorrente) aveva escluso di aver udito la minaccia.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, ha annullato la sentenza impugnata e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio ad altra Sezione della Corte d'appello di Messina. La Suprema Corte ha contestato la motivazione "scarna e apodittica" della Corte distrettuale, sottolineando che la condanna non può fondarsi sulla sola "plausibilità" e che manca il necessario convincimento "al di là di ogni ragionevole dubbio"; ha inoltre rilevato la contraddittorietà nel valutare diversamente l'attendibilità della parte offesa rispetto a posizioni analoghe e ha ordinato un nuovo esame del compendio probatorio evitando i vizi motivazionali rilevati.

Norme richiamate

  • art. 533, comma 1, cod. proc. pen.

    può pronunziarsi sentenza di condanna ove sia intervenuto l'accertamento di responsabilità dell'imputato "al di là di ogni ragionevole dubbio"

    La Corte ricorda che per condannare è necessaria la certezza della colpevolezza; la prova deve escludere alternative razionali, non limitarsi a rendere un'ipotesi plausibile.

  • Principio della presunzione di innocenza e giurisprudenza della Corte di Cassazione

    richiami a Sez. 6, n. 40159/2011; Sez. U, n. 14800/2017; Sez. 1, n. 31456/2008; Sez. 4, n. 48320/2009

    Il principio comporta soglie probatorie asimmetriche: certezza per la condanna, dubbio processualmente rilevante per l'assoluzione. In presenza di ricostruzioni alternative il giudice deve indicare elementi che rendano irragionevole l'ipotesi alternativa; il dubbio non può basarsi su congetture plausibili prive di riscontri.

  • Valutazione delle dichiarazioni della persona offesa costituita parte civile

    richiamata nella motivazione di primo grado e nella sentenza impugnata

    Le dichiarazioni della parte offesa costituita parte civile devono essere valutate con maggior cautela e la loro attendibilità va motivata, specie se non confortata da riscontri oggettivi o se coesistono testimonianze contrarie.

Massime di principio

  • Per una condanna è necessario il convincimento oltre ogni ragionevole dubbio; la mera "plausibilità" dei fatti non basta.
  • Quando esistono ricostruzioni alternative dei fatti, il giudice deve motivare perché tali alternative risultano irragionevoli alla luce del compendio probatorio.
  • Le dichiarazioni della parte offesa costituita parte civile richiedono valutazione cautelativa e spiegazione puntuale della loro attendibilità, soprattutto se mancano riscontri oggettivi o esistono testimonianze contrarie.
  • La discrepanza nel trattamento della stessa fonte di prova rispetto a diversi imputati (es.: credibile per A ma non per B) deve essere esplicitamente giustificata per evitare contraddizioni motivazionali.
  • Una motivazione "scarna e apodittica" è causa di annullamento in Cassazione: il giudice d'appello deve svolgere un'analisi logica e completa delle prove quando conferma una condanna.
  • La presenza di testimonianze che escludono l'elemento essenziale dell'imputazione indebolisce significativamente la tesi accusatoria e richiede che il giudice affronti esplicitamente tale contrasto probatorio.

Testo integrale

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