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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47485/2022 del 15/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della riqualificazione della condotta relativa alla coltivazione di 17 piante di hashish operata dalla Corte d'appello: il Procuratore Generale deduceva violazione di legge, carenza e manifesta illogicità della motivazione, sostenendo che gli elementi probatori (numero e dimensioni delle piante, impianto di irrigazione, occultamento, recinzione, cani difensivi, ingente quantità di sostanza estraibile) indicano carattere professionale, stabile e continuativo della coltivazione idonea a rifornire una vasta platea di consumatori, e pertanto la fattispecie doveva essere qualificata in maniera più grave ai sensi dell'art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/1990.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile: ha ritenuto che le censure fossero basate su valutazioni di merito e su ipotesi non dimostrate, tentando una rivalutazione degli elementi probatori che non è consentita in sede di legittimità. In particolare la Corte ha evidenziato che non era stato compiuto alcun accertamento sulla quantità di principio attivo estraibile dalle piante e che il narcotest eseguito non è idoneo, di per sé, a provare tale quantità. La Corte d'appello aveva motivato, senza vizi logici o giuridici, valorizzando il numero non elevato delle piante (diciassette) e ritenendo che da esse non potesse ricavarsi una quantità elevata di sostanza. Gli altri elementi richiamati dal ricorrente (impianto di irrigazione, recinzione, cani, ubicazione) sono stati considerati elementi confutativi e non probatori del carattere 'professionale' della coltivazione in assenza di ulteriori elementi. Conseguenza: dichiarazione di inammissibilità del ricorso; la sentenza impugnata resta operante (pena rideterminata in mesi sei di reclusione ed euro 3000 di multa).

Norme richiamate

  • art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309 del 1990

    La norma richiede la valutazione complessiva di elementi sintomatici del carattere professionale, stabile e continuativo della coltivazione ai fini della qualificazione del reato; la Corte territoriale ha valutato tali criteri e, in assenza di elementi probatori idonei, ha ritenuto che 17 piante non dimostrassero una coltivazione di natura professionale

  • Giurisprudenza richiamata (Sez. 6, n. 2599 del 14/12/2021, dep. 2022, Palmas, Rv. 282680)

    cfr. Sez. 6, n. 2599 del 14/12/2021, dep. 2022, Palmas, Rv. 282680

    Si sottolinea il principio secondo cui il narcotest, considerato isolatamente, non è idoneo a provare la quantità di principio attivo contenuto nella sostanza stupefacente; è necessario un accertamento tecnico-chimico più approfondito per quantificare il principio attivo

Massime di principio

  • In sede di cassazione non è consentita una rivalutazione globale degli elementi di fatto: il ricorso fondato su una diversa lettura dei fatti è, in linea di principio, inammissibile
  • Per qualificare una coltivazione come 'professionale' ai sensi dell'art. 73, comma 5, DPR 309/1990 è necessario produrre elementi concreti e specifici che evidenzino stabilità, continuità e capacità di rifornire un'ampia platea (es. valutazioni tecniche sulla resa, prove sulla destinazione commerciale, documentazione organizzativa)
  • Il numero delle piante è un elemento rilevante ma non determinante da solo; va valutato insieme ad accertamenti tecnici sulla quantità e sul principio attivo ottenibile
  • Il mero riscontro di dotazioni come impianto di irrigazione, recinzioni o cani da guardia non prova automaticamente il carattere professionale della coltivazione; tali elementi possono essere indizi ma richiedono integrazione probatoria
  • Accertamenti tecnici (analisi chimiche quantitative) sono necessari per dimostrare l'ingente quantità di stupefacente o la elevata resa produttiva; il narcotest non sostituisce tali perizie

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