Cassazione Penale, Sentenza n. 46251/2024 del 17/12/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che ha rigettato il riesame avverso il decreto di sequestro preventivo, diretto e per equivalente, riguardante somme di € 646.927,90 e € 292.555,81 ritenute profitto dei reati tributari ex artt. 2 e 8 d.lgs. n. 74/2000. Il ricorrente ha dedotto: (i) violazione del principio del ne bis in idem cautelare perché era già stata respinta una precedente richiesta/annullato un primo decreto; (ii) carenza/apatia della motivazione in ordine al periculum in mora; (iii) insufficienza del fumus commissi delicti per difetto o incompletezza della documentazione probatoria e discrepanze negli importi sequestrati; (iv) violazione dei principi di proporzionalità e adeguatezza per presunto sequestro di beni per un ammontare superiore al profitto e per vincoli residui non giustificati.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Motivazione principale: l'annullamento del primo decreto era intervenuto per totale assenza di motivazione in ordine al periculum in mora, quindi non si è formato giudicato cautelare che impedisca l'emissione di un nuovo sequestro fondato sugli stessi elementi qualora il vizio formale sia stato sanato. Il Tribunale di merito ha poi fornito motivazione adeguata sul periculum in mora e sul fumus commissi delicti, basandosi su accertamenti della G.d.F. e intercettazioni; la revisione in cassazione è peraltro limitata ai vizi di legge e a eventuali motivazioni radicalmente carenti (art. 325 c.p.p.). Quanto alla proporzionalità, il Tribunale ha ritenuto non provata la persistenza di vincoli illegittimi nel perimetro del presente procedimento, rimandando eventuali restituzioni alla procedura competente. Per l'inammissibilità del ricorso il Corte ha condannato il ricorrente al pagamento della sanzione pecuniaria di € 3.000 in favore della Cassa delle ammende e alle spese del procedimento secondo art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
Fattispecie di reato tributario contestata; utilizzata come base normativa per la determinazione del profitto oggetto di sequestro
Ulteriore fattispecie di reato tributario contestata e considerata nel calcolo dei profitti sequestrabili
art. 12-bis d.lgs. n. 74 del 2000
Norma richiamata negli atti come parte della materia dei reati tributari coinvolti
Consente l'integrazione della motivazione del decreto di sequestro da parte del giudice del riesame; richiamato per giustificare la sanatoria del precedente vizio motivazionale sul periculum in mora
Norma sulla composizione del Tribunale e sui poteri in sede di riesame, utilizzata anche per legittimare l'integrazione motivazionale del provvedimento impugnato
Richiamato dalla difesa nei rilievi procedurali relativi alla richiesta del provvedimento; interpretato dal giudice come riferimento procedurale ma non ostativo alla rinnovata valutazione quando il precedente vizio è meramente formale
Richiamata in relazione ai principi di proporzionalità e adeguatezza nelle misure reali e nella confisca; il giudice ha ritenuto non provato il vizio dedotto
Definisce i limiti del ricorso per cassazione contro provvedimenti cautelari reali: ammissibili solo vizi di legge o motivate carenze radicali della motivazione
Norma richiamata dalla difesa come parametro di vizio nelle censure; la Corte ha esaminato le doglianze alla luce dei motivi di cassazione previsti dall'art. 325 c.p.p. e le ha ritenute infondate o inammissibili
Norma che disciplina la condanna per le spese e la possibilità di sanzione pecuniaria per il ricorso inammissibile; applicata per la sanzione di € 3.000 alla Cassa delle ammende
Massime di principio
- L'annullamento di un decreto di sequestro per vizi formali (es. totale assenza di motivazione sul periculum) non impedisce l'emissione di un nuovo sequestro sugli stessi beni se il nuovo provvedimento corregge il vizio e fornisce valutazione di merito; il 'giudicato cautelare' opera solo quando il precedente provvedimento ha comportato una vera valutazione di merito
- Il principio del ne bis in idem cautelare preclude la reiterazione della stessa misura solo se la precedente decisione aveva effettivamente valutato e respinto i presupposti di fatto o di diritto che legittimano la misura
- Il giudice del riesame può integrare la motivazione del decreto impugnato (art. 309 e 324 c.p.p.) quando questa sia carente, purché l'integrazione sia adeguata e fondata su elementi processuali concreti
- In cassazione contro misure reali sono ammissibili soprattutto vizi di legge o motivazioni talmente carenti da risultare incomprensibili: contestazioni puramente rinnovate dei fatti o della valutazione probatoria sono difficilmente accolte (art. 325 c.p.p.)
- Obiezioni di proporzionalità richiedono prova concreta di un sequestro eccedente il profitto o di vincoli residui ingiustificati; eventuali domande di restituzione per vizi relativi all'esecuzione possono essere formulate nelle sedi procedurali appropriate
- Le discrepanze numeriche o metodologiche nel calcolo del profitto sequestrato debbono essere puntualmente illustrate e documentate dalla difesa per essere ritenute rilevanti; la sola asserzione di incompletezza della documentazione non è sufficiente senza indicazione di elementi nuovi
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