Cassazione Penale, Sentenza n. 42695/2023 del 19/10/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Conflitto di competenza territoriale sulla procedura penale a carico di Onorio Vincenzo relativa a reati in concorso: associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e allo sfruttamento della prostituzione e reati-fine commessi in diverse località. Il GUP di Agrigento aveva dichiarato la propria incompetenza territoriale ritenendo che il reato più grave e più risalente fosse lo sfruttamento della prostituzione consumato a Mariano Comense (Como), disponendo la trasmissione degli atti alla Procura di Como. Il GIP di Como, investito della richiesta di rinvio a giudizio, ha sollevato conflitto contestando la ricostruzione temporale e la valutazione dell'operatività iniziale dell'associazione: riteneva che l'attività associativa si fosse manifestata per la prima volta a Licata (Agrigento) nell'ottobre 2013 e che, in caso di dubbio, ai sensi dell'art. 9, comma 3 c.p.p., la competenza spettasse comunque al Tribunale di Agrigento (Procura che per prima aveva iscritto la notizia di reato). La questione giuridica centrale riguardava se la competenza dovesse essere determinata dal reato associativo che 'attira' i reati-fine o dal reato-fine più grave/anteriore ai sensi dell'art. 16 c.p.p., nonché se la connessione tra associazione e reati-fine potesse essere valorizzata in assenza di prove che, fin dalla costituzione dell'associazione, un partecipante avesse individuato specifici fatti di reato.
La decisione
La Corte di Cassazione, decidendo sul conflitto negativo, ha dichiarato la competenza territoriale del Tribunale di Agrigento e ha disposto la trasmissione degli atti a detto Tribunale. La decisione si è basata sulle stesse ragioni espresse nella sentenza della Corte n. 3941 del 13/12/2023: pur riconoscendo che la connessione tra reato associativo e reati-fine è rilevante solo nell'ipotesi eccezionale in cui, fin dalla costituzione o adesione all'associazione, uno dei partecipanti abbia già individuato specifici fatti di reato, la valutazione delle risultanze ha portato a ritenere che il reato di sfruttamento della prostituzione commesso a Licata fosse il reato più grave e, soprattutto, la prima concreta manifestazione dell'operatività dell'associazione. Pertanto, ai sensi dell'art. 16 c.p.p. (criterio del reato più grave o, in parità, del primo cronologicamente), la competenza è attribuita al Tribunale di Agrigento.
Norme richiamate
La competenza territoriale va determinata in base al luogo in cui è stato commesso il reato più grave o, se di pari gravità, il reato consumato per primo cronologicamente; applicata per attribuire la competenza al Tribunale di Agrigento in relazione al reato di sfruttamento della prostituzione consumato a Licata, ritenuto più grave/anteriore e in continuazione con gli altri.
art. 9, comma 3 cod. proc. pen.
Richiamata dal GIP di Como quale principio residuale secondo cui, in caso di dubbio, la competenza spetta al tribunale nel cui circondario ha sede la Procura che per prima ha iscritto la notizia di reato; menzionata ma non decisiva nella decisione della Corte, che ha comunque attribuito competenza ad Agrigento per ragioni sostanziali.
Sentenza Corte di Cassazione n. 3941 del 13/12/2023
Giurisprudenza di riferimento utilizzata dalla Corte regolatrice: chiarisce i criteri per valutare l'attrattiva del delitto associativo sui reati-fine e supporta l'assegnazione della competenza al Tribunale di Agrigento nelle medesime vicende relative agli originari coimputati.
Sez. 1, n. 46134 del 21/10/2009 (richiamata)
Principio giurisprudenziale che limita l'effetto 'attrattivo' del reato associativo: la connessione vale solo se fin dalla costituzione o adesione un partecipante aveva già individuato specifici reati poi commessi.
Sez. 2, n. 17090 del 28/02/2017 (richiamata)
Precisione sulla connessione fondata su continuazione: lo spostamento della competenza per mera astratta configurabilità della continuazione è ammesso solo quando il disegno criminoso sia comune a tutti i compartecipi, a tutela del diritto al giudice naturale dei singoli imputati.
Massime di principio
- La competenza territoriale si determina principalmente secondo l'art. 16 c.p.p.: conta il reato più grave o, a parità, il primo cronologicamente; identificare correttamente il reato "più grave" e la sua data è cruciale.
- Il delitto associativo non "attira" automaticamente tutti i reati-fine: per attribuire la competenza in base all'associazione è necessario, in via eccezionale, dimostrare che, fin dalla costituzione o adesione, un partecipante aveva già individuato specifici reati che poi ha realizzato.
- Le valutazioni probatorie (data di inizio effettiva dell'attività illecita, intercettazioni, annunci, disponibilità di locali e prestazioni) sono decisive per stabilire il luogo e il momento della prima operatività dell'associazione e quindi la competenza.
- In caso di contrasto fra due giudici che rifiutano la competenza (conflitto negativo), la Corte di Cassazione decide e può rimettere gli atti al tribunale ritenuto competente; ciò evita lo stallo procedurale.
- Se sussistono dubbi sulla ricostruzione fattuale circa quale ufficio abbia per primo iscritto la notizia di reato, l'art. 9, comma 3 c.p.p. può essere richiamato come criterio residuale, ma non prevale se la valutazione sostanziale delle prove indica un diverso tribunale competente.
- Per evitare contestazioni di competenza, i giudici devono motivare puntualmente la scelta sulla base di prove concrete e sulla distinzione tra mera disponibilità di un immobile e l'effettiva attività illecita svolta nello stesso.
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