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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19780/2024 del 20/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha chiesto la cancellazione dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici, conseguenza della condanna, dopo aver ottenuto la riabilitazione. In Cassazione deduce due motivi: (1) violazione di legge perché il GIP avrebbe riproposto la stessa motivazione di una precedente decisione adottata de plano e censurata dalla Corte; (2) erronea applicazione della legge perché ritiene non applicabile al suo caso l'art. 179 comma 7 cod. pen. (introdotto dalla legge n.3/2019) che richiede il decorso di almeno 7 anni dalla riabilitazione per l'estinzione delle pene accessorie perpetue, in quanto la norma sarebbe entrata in vigore dopo la commissione del fatto oggetto di riabilitazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Sul primo motivo ha rilevato che il vizio della precedente decisione è stato sanato poiché il giudice della esecuzione ha trattato l'opposizione in contraddittorio. Sul secondo motivo ha confermato che l'art. 179 comma 7 cod. pen., così come modificato dalla legge n.3/2019, disciplina l'effetto estintivo sulle pene accessorie perpetue e si applica ai procedimenti di riabilitazione conclusi dopo l'entrata in vigore della norma. Poiché la riabilitazione del ricorrente si è conclusa nel 2021, la disposizione è applicabile e il requisito temporale e probatorio previsto dalla norma deve essere rispettato. Ha quindi confermato il rigetto dell'istanza e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 179 cod. pen., comma 7

    La disposizione, introdotta dalla legge n.3 del 2019, stabilisce che la riabilitazione non estingue automaticamente le pene accessorie perpetue; dopo un termine non inferiore a sette anni dalla riabilitazione la pena accessoria può essere dichiarata estinta solo se il condannato ha dato prove effettive e costanti di buona condotta. La Corte l'ha ritenuta applicabile ai procedimenti di riabilitazione conclusi dopo l'entrata in vigore della norma.

  • art. 29 cod. pen. (interdizione dai pubblici uffici)

    Norma che disciplina l'interdizione perpetua dai pubblici uffici quale pena accessoria derivante dalla condanna; il giudice ha ritenuto che l'art. 179 comma 7 regoli l'estinzione di tale pena accessoria perpetua.

  • Legge n.3 del 2019

    Ha modificato l'art. 179 cod. pen. introducendo il comma 7; la Corte ha ritenuto che la modifica sia immediatamente applicabile ai procedimenti di riabilitazione conclusi successivamente alla sua entrata in vigore.

  • Corte Cost. n.32 del 2020 (richiamata)

    Citata per distinguere l'ambito di applicazione della norma: la modifica riguarda effetti estintivi sulle pene accessorie e non la materia dell'esecuzione 'carceraria' della pena principale, pertanto è applicabile ai procedimenti successivi.

Massime di principio

  • La nuova disciplina introdotta dall'art. 179 comma 7 cod. pen. si applica ai procedimenti di riabilitazione conclusi dopo l'entrata in vigore della legge n.3/2019, indipendentemente dalla data del fatto originario.
  • La riabilitazione non estingue automaticamente le pene accessorie perpetue: è necessario il decorso di un periodo non inferiore a sette anni dalla riabilitazione e la prova di effettiva e costante buona condotta per ottenere l'estinzione.
  • I vizi formali di una decisione adottata de plano possono essere sanati se la controversia viene poi trattata in contraddittorio; pertanto un giudizio successivo in contraddittorio può rimuovere il vizio rogatorio antecedente.
  • La disciplina che riguarda l'effetto estintivo delle pene accessorie non incide sulla esecuzione della pena principale; ciò favorisce l'applicazione prospectiva della norma agli atti di riabilitazione successivi alla modifica normativa.
  • In situazioni analoghe, chi chiede l'estinzione di pene accessorie perpetue dopo la riabilitazione deve verificare la data di conclusione del procedimento di riabilitazione e produrre prove concrete e costanti di buona condotta, non limitandosi alla sola riabilitazione.

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