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Cassazione Penale, Ordinanza n. 33360/2025 del 08/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo che le doglianze non investissero profili deducibili nel giudizio di legittimità avverso una sentenza resa ex art. 599-bis c.p.p. e che comunque non fosse stato prospettato alcun motivo in tema di prescrizione maturata prima della pronuncia. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'ordinanza riguarda il ricorso per cassazione proposto dall'imputato avverso la sentenza della Corte di appello di Catania del 16/04/2025, resa su concorde richiesta delle parti e con riduzione della pena ad anni sei, mesi due e giorni venti di reclusione. Dal testo non emergono specifici vizi di merito dedotti nel ricorso; la Corte di cassazione rileva però che le censure proposte vertevano su profili rispetto ai quali il giudice di merito non era tenuto a svolgere ulteriore motivazione. Viene richiamato l'orientamento secondo cui, nel concordato in appello, sono proponibili solo doglianze sulla formazione della volontà di aderire al concordato, sul consenso del Procuratore generale e sul contenuto difforme della decisione, mentre sono inammissibili le doglianze relative a motivi rinunciati o alla mancata valutazione delle condizioni di proscioglimento ex art. 129 c.p.p. La Corte richiama anche il principio per cui è deducibile in cassazione l'omessa dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione maturata prima della sentenza, ma osserva che nel ricorso non erano stati formulati motivi sul punto.

Norme richiamate

  • art. 610, comma 5-bis, c.p.p.

    La Corte indica che il ricorso deve essere trattato nelle forme previste da questa disposizione.

  • art. 599-bis c.p.p.

    La sentenza di appello è stata emessa all'esito di concordato tra le parti; nel ricorso per cassazione contro tale decisione sono deducibili solo specifici vizi inerenti alla formazione del consenso, al consenso del Procuratore generale e alla difformità della pronuncia rispetto all'accordo.

  • art. 129 c.p.p.

    Le doglianze sulla mancata valutazione delle condizioni di proscioglimento ex art. 129 c.p.p. sono indicate come inammissibili se riferite a motivi rinunciati nel concordato in appello, salvo il tema dell'estinzione del reato per prescrizione maturata prima della sentenza.

  • art. 591 c.p.p.

    Non è espressamente citato nel testo fornito, ma il ricorso è dichiarato inammissibile per la natura delle censure; non viene però indicata una specifica norma ulteriore sulla quale fondare la declaratoria.

Massime di principio

  • Nel ricorso per cassazione avverso una sentenza resa all'esito di concordato in appello, non possono essere riproposte censure che investono motivi già rinunciati o questioni incompatibili con l'accordo tra le parti.
  • Sono ammissibili soltanto le doglianze che attengono alla validità della formazione del consenso dell'imputato, al consenso del Procuratore generale e alla corrispondenza tra l'accordo raggiunto e il contenuto della decisione del giudice.
  • Anche nel concordato in appello è sempre deducibile in cassazione l'omessa dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione già maturata prima della sentenza impugnata.
  • Quando il ricorso non deduce specificamente una prescrizione già maturata prima della decisione, la Corte può dichiararlo inammissibile senza ulteriori approfondimenti sul merito delle censure.

Come è indicizzato

MaterieRiti alternativiImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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