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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 44521/2024 del 05/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha rigettato la richiesta di riparazione per ingiusta detenzione relativa a 121 giorni trascorsi agli arresti domiciliari. Fusi deduce violazione di legge e vizio di motivazione perché la Corte d'appello avrebbe valorizzato elementi considerati insufficienti dal giudice del merito per configurare l'associazione a delinquere, rivalutando indizi non neutralizzati dalla sentenza di assoluzione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio alla Corte d'appello di Firenze per un nuovo giudizio. La decisione si basa sul principio che il giudice di rinvio deve individuare, tra gli elementi valutati dal giudice della cautela e non inutilizzabili, quelli che effettivamente, congiuntamente, hanno creato la falsa apparenza del quid pluris necessario per l'associazione a delinquere, rispettando il valore logico e la neutralizzazione degli indizi operata dal giudice del merito.

Norme richiamate

  • art. 416 cod. pen.

    Per la configurazione dell'associazione a delinquere è necessario un quid pluris rispetto al concorso di persone nel reato continuato, ad esempio l'asservimento totale dell'attività d'impresa a fini illeciti o l'esistenza di una articolazione autonoma e distinta; la prova di tale requisito grava sull'accusa

  • artt. 110, 81, 515 cod. pen.

    artt. 110, 81, 515 cod. pen.

    Richiamati per distinguere il concorso nel reato continuato da altre fattispecie; singole condotte illecite possono integrare concorso senza costituire automaticamente associazione a delinquere in assenza del quid pluris

  • Sentenza rescindente della Quarta Sezione della Corte di Cassazione

    Ha stabilito il principio secondo cui, in sede di rinvio, il giudice deve verificare quali elementi valorizzati dal giudice della cautela non sono stati neutralizzati dal giudice del merito e abbiano avuto efficacia sinergica nel determinare la falsa apparenza della fattispecie associativa; impone di rispettare la forza logica attribuita agli indizi dal giudice del dibattimento

Massime di principio

  • Per negare l'indennizzo occorre provare che l'imputato abbia volontariamente o con colpa grave contribuito a creare la falsa apparenza che giustificò la misura cautelare, e ciò richiede indizi che costituiscano il quid pluris necessario per l'associazione a delinquere
  • L'onere di provare il quid pluris spetta all'accusa: se il giudice del merito ha ritenuto insufficiente tale prova, il giudice della riparazione non può rivalutare liberamente gli stessi indizi per ricostruire una diversa prova
  • Il giudice di rinvio deve confrontare gli elementi in possesso del giudice della cautela con quanto emerso nel dibattimento e verificare se la mancata neutralizzazione degli indizi è imputabile al comportamento del ricorrente (ad es. per aver occultato o ritardato la produzione di elementi esculpatori)
  • La proporzione tra attività illecita e attività lecita svolta dall'impresa è elemento cruciale per differenziare concorso di persone nel reato continuato e associazione a delinquere; percentuali molto basse di illeciti aiutano l'esclusione del reato associativo
  • Il riesame in sede di riparazione non può sindacare il merito della sentenza di assoluzione ma deve accertare se, ex ante, esistevano elementi idonei a ingenerare la falsa apparenza dell'associazione non neutralizzati per cause imputabili al ricorrente

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