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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5497/2024 del 07/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che confermava gli arresti domiciliari applicati al ricorrente per concorso in estorsione pluriaggravata. Tre censure: (1) violazione di legge e vizio di motivazione in relazione all'aggravante dell'agevolazione mafiosa, per difetto di prova circa l'intento del ricorrente di agevolare la cosca ABBRUZZESE e per la presunta scarsa caratura mafiosa di ABBRUZZESE Leonardo; (2) violazione di legge e vizio di motivazione in relazione all'aggravante del metodo mafioso, sostenendo che la minaccia sarebbe stata riconducibile a un singolo inesistente albanese e non a un gruppo mafioso e che il ricorrente sarebbe stato un mero esecutore privo di caratura; (3) vizio di motivazione sulla sussistenza delle esigenze cautelari e sull'adeguatezza della misura, deducendo il carattere risalente dei fatti e l'estraneità del ricorrente al sodalizio mafioso.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha confermato la fondatezza dell'applicazione delle aggravanti (agevolazione mafiosa e metodo mafioso) sulla base di elementi complessivi: ruolo selezionato del ricorrente dall'Arleo per presentarsi alla vittima, fase preparatoria con istruzioni intimidatorie impartite dagli ABBRUZZESE, incontro in cui il ricorrente ha agito come indicato e intercettazioni che dimostrano l'assetto intimidatorio. Ha valorizzato anche la percezione della vittima, disposta a pagare per il 'rispetto' verso gli ABBRUZZESE, e ha richiamato la giurisprudenza secondo cui la resistenza della vittima non esclude l'aggravante mafiosa. Quanto alle esigenze cautelari, la Corte ha ritenuto adeguata la misura, considerata la gravità del contesto, il ruolo operativo del ricorrente e il concreto pericolo di reiterazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    ex art 309 cod. proc. pen.

    Norma richiamata quale titolo per il riesame in sede cautelare; nella vicenda il ricorso alla Corte verte sull'ordinanza resa in sede di riesame ai sensi di tale articolo

  • Giurisprudenza: Sez. 2, n. 6683 del 12/01/2023 (Bloise), Rv. 284392-01

    in tema di estorsione, la sussistenza dell'aggravante del metodo mafioso non è esclusa dal fatto che la vittima delle minacce abbia assunto un atteggiamento dialettico rispetto alle ingiuste richieste, ciò non determinando il venir meno della portata intimidatoria delle stesse

    Principio applicato dalla Corte per escludere che la parziale resistenza o la trattativa da parte della vittima annulli la valenza intimidatoria tipica del metodo mafioso

Massime di principio

  • Per riconoscere l'aggravante dell'agevolazione mafiosa non è necessario che ogni componente del clan sia menzionato nell'organigramma: rilevano ruolo, collegamenti e condotte che mostrino il consolidamento del racket attraverso l'azione del singolo.
  • Il metodo mafioso può essere accertato anche quando gli emissari appaiono privi di elevata caratura criminale, se l'azione è inserita in un disegno intimidatorio e di controllo del territorio riconducibile al clan.
  • La percezione della vittima e la sua disposizione a cedere per 'rispetto' o timore costituiscono elementi probatori rilevanti per la qualificazione mafiosa della condotta estorsiva.
  • La trattativa, la parziale resistenza o la riduzione della somma richiesta dalla vittima non escludono automaticamente l'aggravante del metodo mafioso secondo la giurisprudenza consolidata.
  • In sede cautelare il giudice può valutare il complesso indiziario (intercettazioni, fasi preparatorie, assegnazione del ruolo operativo) per ritenere sussistenti esigenze cautelari e il pericolo di reiterazione, anche se i fatti sono antecedenti nel tempo.
  • La critica difensiva che prospetti una lettura alternativa delle stesse risultanze di fatto è difficile da accogliere in sede di legittimità quando il giudice di merito abbia dato una motivazione logica e coerente sul quadro probatorio.

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