Cassazione Penale, Sentenza n. 11353/2026 del 26/03/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorso contestava la confisca della somma di €30.761,50 disposta dalla sentenza del Giudice dell'udienza preliminare. L'imputato deduceva violazione di legge e vizio di motivazione poiché la motivazione era assente in ordine al collegamento tra la somma confiscata e il reato contestato (detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio). Si sosteneva che, con l'imputazione in essere, la somma non poteva essere considerata profitto del reato e che non risultava applicabile la confisca ai sensi dell'art. 240-bis c.p.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso ammissibile e, nel merito, fondato limitatamente alla confisca della somma di €30.761,50. Ha ritenuto che la motivazione rispetto alla qualificazione del denaro come profitto del reato fosse assente e che non potesse procedersi alla confisca invocando l'art. 240-bis c.p. per i motivi esposti. Di conseguenza la sentenza impugnata è stata annullata solo in relazione a quella statuizione e la causa è stata rinviata al Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Roma per nuovo esame limitatamente alla confisca del denaro; per il resto la decisione di merito è stata sostanzialmente confermata (la confisca degli altri beni in sequestro, eccetto i telefoni cellulari, non è stata impugnata con successo).
Norme richiamate
Invocato limitatamente all'ammissibilità del ricorso per cassazione con riferimento a misure patrimoniali non oggetto dell'accordo delle parti; la Corte ha ritenuto ammissibile il ricorso ai sensi di tale norma per le statuizioni patrimoniali esterne al patto.
La Corte ha stabilito che non è possibile applicare la confisca richiamando questa norma quando non sia stato provato che la somma costituisca profitto del reato nell'ambito dell'imputazione di detenzione ai fini di spaccio; nel caso concreto la motivazione è risultata silente e quindi l'applicazione della norma illegittima.
Sez. U., n. 21368 del 26/09/2019 (Gianina)
Giurisprudenza citata per affermare il principio che il ricorso per cassazione è ammissibile in ordine alle misure patrimoniali e di sicurezza che non siano state oggetto dell'accordo delle parti, consentendo un sindacato pieno della Corte sulle statuizioni ablative esterne al patto.
Massime di principio
- La confisca di denaro o altri beni deve essere motivata in modo specifico, collegando gli asset al profitto o allo scopo del reato; l'assenza di tale motivazione rende la misura illegittima.
- Se la statuizione patrimoniale non è parte di un accordo o patto tra le parti (es. patteggiamento), la Corte di cassazione può esercitare un sindacato pieno sulla legittimità e motivazione della confisca.
- La mera contestazione di detenzione ai fini di spaccio non implica automaticamente che ingenti somme di denaro siano 'profitto del reato'; occorre prova o motivazione che le colleghi concretamente all'attività illecita.
- L'art. 240-bis c.p. non può essere invocato per giustificare una confisca se non sussistono i presupposti normativi e probatori richiesti; il giudice deve indicare esplicitamente il fondamento normativo e i fatti che giustificano l'applicazione.
- In situazioni simili, il difensore dovrebbe impugnare la confisca per omessa o insufficiente motivazione e chiedere la restituzione o il riesame, mentre il giudice di merito, in caso di rinvio, dovrà fornire motivazione puntuale o rinunciare alla misura se mancano i presupposti probatori.
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