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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11370/2026 del 26/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Questione sulla competenza per territorio in relazione al reato principale contestato: un unico fatto di concussione nella forma tentata (artt. 56 e 317 c.p.), articolato in plurime condotte dal febbraio 2018 al 13/12/2021, l'ultimo atto indicato nella nota ENAC del 13/12/2021 contenente una proposta di revoca della concessione. La controversia verteva su quale fosse il "luogo" dell'ultimo atto ai sensi dell'art. 8, comma 4, c.p.p.: Roma (luogo di redazione e adozione dell'atto dalla sede ENAC) oppure Lampedusa/Agrigento (luogo in cui la proposta è stata resa conoscibile alle parti offese tramite PEC e server allocato presso AST a Lampedusa). Domande collaterali: se per determinare il luogo rilevi la concreta percezione della vittima o sia sufficiente la messa a disposizione dell'atto nella sfera conoscibile della vittima; se rilevi l'ubicazione del server da cui la PEC è stata scaricata o il luogo ove la persona offesa si trovava al momento della ricezione; se, in caso di incertezza, debbano applicarsi criteri suppletivi di cui all'art. 9 c.p.p. o di altro tipo.

La decisione

La Corte Suprema ha dichiarato competente il Tribunale di Agrigento. Motivazione essenziale: l'ultimo atto rilevante ai fini dell'art. 8, comma 4, c.p.p. va valutato nella sua dimensione finalistica e naturalistica come atto diretto a coartare la vittima al fine di ottenere la promessa o la dazione indebita; la nota ENAC del 13/12/2021, pur predisposta e protocollata a Roma, assume rilievo quale ultimo atto nella misura in cui è stata destinata e resa conoscibile alle parti offese mediante l'inserimento della PEC della società AST e la messa a disposizione nel server della società allocato a Lampedusa. La concreta percezione soggettiva della vittima non è necessaria ai fini del radicamento della competenza: rileva la messa a disposizione dell'atto nella sfera di conoscibilità della parte offesa. La Corte ha inoltre ritenuto irrilevanti, per cambiare il luogo di competenza, le modalità tecniche di transito informatico della PEC e ha confermato l'utilizzabilità delle indagini integrative depositate purché messe a disposizione della difesa. Conseguenza pratica: competenza territoriale radicata nel circondario del Tribunale di Agrigento (Lampedusa/Agrigento).

Norme richiamate

  • art. 24-bis cod. proc. pen.

    Norma che consente al giudice dell'udienza preliminare di rimandare alla Corte di Cassazione questioni di competenza per territorio; la Corte ha dichiarato ammissibile il rinvio avendo il G.u.p. adeguatamente motivato e illustrato gli elementi concreti rilevanti

  • art. 8, comma 4 cod. proc. pen.

    Se si tratta di delitto tentato, è competente il giudice del luogo in cui è stato compiuto l'ultimo atto diretto a commettere il delitto

    La Corte interpreta 'ultimo atto' nella dimensione finalistica e naturalistica: va individuato l'atto dell'agente finalisticamente orientato alla coartazione della vittima. Quando tale atto è reso conoscibile alla vittima tramite server allocato in un luogo, quello è il luogo dell'ultimo atto anche se l'adozione materiale è avvenuta altrove

  • art. 9, comma 1 cod. proc. pen.

    Regola suppletiva di competenza per territorio da applicare in caso di incertezza sul luogo di commissione; la Corte osserva che, se il luogo di ricezione fosse indeterminato, potrebbero operare criteri suppletivi ma non è stato necessario nel caso concreto

  • art. 16 cod. proc. pen.

    Regola che determina la competenza quando nel processo sono imputati più reati: la Corte conferma che per stabilire la competenza va considerato il reato più grave (qui la tentata concussione)

  • art. 317 cod. pen.

    Norma sostanziale della concussione: la Corte richiama l'interpretazione consolidata secondo cui il nucleo della fattispecie è la costrizione/intimidazione derivante dall'abuso della qualità; per il tentativo è sufficiente l'idoneità intimidatoria della condotta anche se l'effetto non si realizza concretamente

  • art. 158 cod. pen.

    Norma sulla prescrizione nel tentativo: la decorrenza del termine del reato tentato si rapporta alla cessazione dell'attività del reo; la Corte usa questo principio per sostenere che rileva l'azione dell'agente e non l'effetto soggettivo effettivo sulla vittima

  • art. 327-bis cod. proc. pen.

    Richiamato indirettamente: disciplina l'attività di indagine difensiva e la Corte sottolinea il principio di parità delle armi, giustificando l'utilizzabilità di indagini integrative purché rese disponibili alla difesa

  • art. 111 Cost.

    Principio costituzionale del giusto processo e della parità delle parti, invocato a giustificazione dell'utilizzabilità delle indagini integrative quando messe a disposizione della difesa

Massime di principio

  • Per reati tentati la nozione di "ultimo atto" va valutata in prospettiva finalistica: conta l'atto oggettivamente diretto a realizzare la coartazione, non solo il luogo di redazione del documento
  • Se un atto amministrativo o una comunicazione è destinata e messa a disposizione nella sfera conoscibile della vittima mediante server o canali riconducibili a una determinata sede, il luogo di quella messa a disposizione può radicare la competenza territoriale
  • La concreta percezione soggettiva della vittima non è necessaria per radicare la competenza: è sufficiente che l'atto sia stato reso conoscibile alle parti offese nella loro sfera di accesso
  • Le modalità tecniche di transito informatico (punto di passaggio dei dati) non prevalgono sul luogo in cui l'atto è effettivamente reso disponibile nella sfera informatica del destinatario; rileva la collocazione fisica del server dove l'atto è stato messo a disposizione
  • In caso di incertezza sul luogo di ricezione/la conoscenza, possono operare criteri suppletivi di competenza (art. 9 c.p.p.), ma la scelta residua va motivata e dipende dagli elementi concreti del caso
  • Le indagini integrative svolte dopo la richiesta di rinvio a giudizio sono utilizzabili se depositate e messe a disposizione della difesa, in ossequio al principio di parità delle parti

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