Sentenza n. 2745/2026 - Catania, Sezione 3
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del Tribunale di Messina - Sezione Lavoro n. 2848/2025, che aveva riconosciuto il diritto della ricorrente alla Carta elettronica docente per gli anni scolastici indicati
Esito
Favorevole al ricorrente (docente)
Prevale il privato
La controversia
La ricorrente ha proposto ricorso per ottemperanza chiedendo l’esecuzione della sentenza n. 2848/2025 del Tribunale di Messina - Sezione Lavoro, pubblicata il 17 dicembre 2025 e passata in giudicato, che aveva dichiarato il suo diritto alla fruizione della Carta elettronica per l’aggiornamento e la formazione del docente, prevista dall’art. 1, comma 121, l. n. 107/2015, per gli anni scolastici indicati. Il titolo era stato notificato via PEC al Ministero in forma esecutiva; la ricorrente ha dedotto l’inadempimento dell’Amministrazione, essendo inoltre decorso il termine dilatorio di 120 giorni previsto per l’avvio dell’esecuzione nei confronti della PA. Il Ministero, ritualmente intimato, non si è costituito.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso per ottemperanza: ha verificato che la sentenza è irrevocabile, è stata ritualmente notificata in forma esecutiva e che è decorso il termine dilatorio di 120 giorni previsto dall’art. 14 d.l. n. 669/1996. Ha ordinato al Ministero di dare esecuzione al titolo entro 60 giorni dalla notifica della sentenza. In caso di ulteriore inadempimento, ha nominato commissario ad acta il Direttore generale della Direzione per gli ordinamenti scolastici, la formazione del personale scolastico e la valutazione del sistema nazionale di istruzione, con facoltà di delega, incaricandolo di provvedere in via sostitutiva, su richiesta della ricorrente, entro ulteriori 60 giorni. Spese a carico del Ministero, liquidate in euro 500,00 oltre accessori di legge, con distrazione al difensore dichiaratosi antistatario.
Norme richiamate
Il ricorso è fondato e merita accoglimento.
Il TAR accoglie l’azione di ottemperanza e dispone le misure necessarie a ottenere l’esecuzione del titolo giudiziale.
Dalla documentazione versata in atti emerge come la sentenza di cui trattasi sia ormai divenuta irrevocabile e che la stessa sia stata ritualmente notificata all’Amministrazione debitrice in forma esecutiva, risultando per tabulas decorso il termine dilatorio di centoventi giorni per la proposizione di azioni esecutive nei confronti della Pubblica Amministrazione di cui all’articolo 14 del decreto legge n. 669/1996, modificato dall’articolo 147, primo comma, lettera a), della legge n. 388/2000 e dall’articolo 44, terzo comma, lettera a), del decreto legge n. 269/2003, come modificato, in sede di conversione, dalla legge n. 326/2003.
L’esecuzione forzata nei confronti della PA può essere intrapresa, ai fini considerati dal giudice, dopo che il titolo sia divenuto irrevocabile, sia stato notificato in forma esecutiva e sia decorso il termine dilatorio di 120 giorni.
Deve pertanto essere disposto che l’Amministrazione intimata provveda a dare esecuzione al citato provvedimento giurisdizionale, entro sessanta giorni dalla notifica della presente sentenza, in favore di parte ricorrente.
In accoglimento del ricorso per ottemperanza, il giudice assegna all’Amministrazione un termine per adempiere e può disporre l’intervento sostitutivo in caso di ulteriore inottemperanza.
Massime di principio
- Quando un titolo giudiziale irrevocabile, notificato in forma esecutiva alla pubblica amministrazione, è rimasto ineseguito e risulta decorso il termine dilatorio di 120 giorni previsto per l’esecuzione nei confronti della PA, il giudice dell’ottemperanza può ordinare all’amministrazione di adempiere entro un termine determinato.
- A fronte dell’ulteriore inadempimento dell’amministrazione rispetto all’ordine di esecuzione, il giudice dell’ottemperanza può nominare un commissario ad acta, incaricato di provvedere in via sostitutiva entro un termine assegnato e su richiesta della parte.
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