Cassazione Penale, Sentenza n. 43850/2022 del 18/11/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
L'imputato era stato condannato per il reato previsto dall'art. 497-bis c.p. per essere stato trovato in possesso di documenti di identificazione falsi con la sua effigie e dati anagrafici di terzi. Il ricorso per cassazione, articolato in due motivi, denunciava: 1) vizio di motivazione e insufficiente quadro probatorio a fondamento della dichiarazione di responsabilità; 2) errori nella determinazione della pena e nel diniego delle circostanze attenuanti generiche, con richiesta di maggiori motivazioni sullo scostamento dal minimo edittale. La difesa chiese trattazione orale; il Procuratore Generale anticipò conclusioni chiedendo l'inammissibilità del ricorso.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che entrambi i motivi fossero generici e carenti di specificità: non sono state indicate critiche puntuali, né sono stati richiamati elementi probatori precisi a sostegno delle censure. Il primo motivo non ha individuato aporie logiche o fraintendimenti decisivi nella valutazione delle prove; il secondo prospetta questioni di merito non ammissibili in sede di legittimità e, comunque, è manifestamente infondato poiché la graduazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito purché motivata, e qui la motivazione era congrua. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare Euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
Norma che sanziona il possesso di documenti d'identificazione falsi; la Corte ha confermato la riconducibilità del reato all'imputato sulla base della motivazione di merito
Principio generale sulla determinazione della pena: la Corte ricorda che la graduazione della pena è rimessa al giudice di merito entro i limiti della motivazione richiesta
Disciplina dei criteri per la determinazione della pena e delle circostanze attenuanti/agggravanti; la Cassazione ritiene sufficiente un congruo riferimento agli elementi decisivi per il diniego delle attenuanti generiche
Norme citate in relazione alla facoltà del Procuratore Generale di anticipare le conclusioni in udienza straordinaria; richiamate per contestualizzare la requisitoria che ha chiesto l'inammissibilità
Massime di principio
- In Cassazione i motivi devono essere specifici e motivati: va indicato con precisione quale errore di fatto o di diritto si contesta e vanno richiamati elementi probatori concreti
- Non è consentito al giudice di legittimità riformare la valutazione di merito semplicemente perché ritiene la decisione meno persuasiva; occorre dimostrare un vizio logico-palese, un travisamento delle prove o arbitrarietà
- La determinazione della pena e il riconoscimento o diniego delle circostanze attenuanti rientrano nella discrezionalità del giudice di merito, purché accompagnati da motivazione adeguata; in Cassazione la censura sulla pena è ammissibile solo se si rileva illogicità o palese arbitrarietà
- La genericità delle censure è motivo tipico di inammissibilità: il ricorrente deve evitare censure apodittiche e fornire un percorso argomentativo puntuale
- La richiesta di trattazione orale non supplisce alla carenza motivazionale del ricorso e non evita l'inammissibilità se i motivi rimangono generici
- Se il ricorso è dichiarato inammissibile il ricorrente può essere condannato alle spese e a sanzioni pecuniarie come la somma alla Cassa delle ammende
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