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Cassazione Penale, Ordinanza n. 07589/2025 del 25/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso perché i motivi erano manifestamente infondati e generici. Ha quindi condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello che aveva confermato la condanna di primo grado per i delitti di violazione di provvedimenti dell'autorità e minaccia. Ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione, censurando in particolare: l'attendibilità della persona offesa, ritenuta a suo dire non adeguatamente motivata; la conferma della recidiva; il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Corte rileva che le doglianze sono generiche e non si confrontano con la motivazione di merito, che ha valorizzato l'intrinseca attendibilità della persona offesa, la parziale incertezza cronologica spiegata dalla molteplicità degli episodi, la conferma esterna delle dichiarazioni tramite le verifiche dell'operante e la relazione di servizio, nonché i precedenti penali e la serialità delle condotte ai fini di recidiva e trattamento sanzionatorio.

Norme richiamate

  • art. 387-bis c.p.

    Indicato come una delle fattispecie oggetto di conferma in appello; il ricorso non ne incrina la tenuta probatoria e motivazionale.

  • art. 612, comma 2, c.p.

    Indicato come una delle fattispecie oggetto di conferma in appello; la Corte ritiene manifestamente infondati i motivi che investono la condanna.

  • art. 133 c.p.

    Richiamato come parametro per valutare la proporzione e adeguatezza della pena, ritenuta correttamente determinata in ragione della personalità dell'imputato e della reiterazione delle condotte.

  • art. 99 c.p.

    Non è citato espressamente nel dispositivo, ma la motivazione fa riferimento alla recidiva reiterata e infraquinquennale quale base per la conferma del trattamento sanzionatorio.

Massime di principio

  • In sede di legittimità, le censure sulla attendibilità della persona offesa sono inammissibili se si risolvono in doglianze generiche e non si confrontano specificamente con la motivazione della sentenza impugnata.
  • La credibilità della persona offesa può essere valorizzata quando sia logicamente argomentata e trovino riscontro esterno le sue dichiarazioni, anche mediante gli accertamenti dell'operante e la documentazione di servizio.
  • La contestazione della recidiva e del diniego delle attenuanti generiche è infondata quando il giudice di merito valorizza precedenti penali, serialità e non occasionalità delle condotte, dando conto della personalità dell'imputato e della sua capacità a delinquere.
  • La motivazione sul trattamento sanzionatorio è sufficiente quando richiama i criteri di cui all'art. 133 c.p. e collega la pena alla gravità dei fatti, alla reiterazione delle condotte e alla personalità dell'agente.
  • Il ricorso per cassazione è inammissibile se ripropone censure di merito senza individuare reali vizi di violazione di legge o manifesta illogicità della motivazione.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniPena e commisurazioneCircostanze del reato
RamiProcesso penaleParte generale
IstitutiRecidiva

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