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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41016/2023 del 09/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato il decreto di prevenzione che aveva disposto la confisca diretta dell'autovettura Jaguar e la confisca per equivalente di beni fino a concorrenza di euro 516.036,00. Hanno articolato due motivi principali: (1) contestazione del fatto che la Corte di Appello avrebbe ritenuto "passata in giudicato" una decisione della Cassazione che invece aveva annullato il provvedimento in toto, con conseguente confusione fra confisca penale (profitto del reato) e confisca di prevenzione; sostenevano che la confisca preventiva era stata ampliata rispetto all'ammontare effettivamente riconosciuto come profitto penale e priva di adeguata motivazione; (2) censura della confisca di beni (in particolare quota di terreno e villa) intestati alla moglie, deducendo che quei beni erano stati acquisiti prima dei fatti e con mezzi leciti e che non potevano essere oggetto di confisca preventiva a carico di terzi.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi. Ha ritenuto che la Corte di Appello, in sede di rinvio disposta dalla sentenza di annullamento, avesse correttamente colmato il vuoto motivazionale indicato dalla Cassazione e distinto la confisca di prevenzione da quella penale. La Corte ha confermato la possibilità di procedere alla confisca per equivalente ex art. 25 D.Lgs. 159/2011 quando sia oggettivamente impossibile l'ablazione diretta dei beni acquisiti in costanza di pericolosità (perché i denari non si rinvengono sui conti o i beni originari non sono più disponibili). Ha inoltre confermato la confisca diretta dell'autovettura Jaguar ritenendone provata la correlazione con attività corruttive. Quanto ai beni intestati alla moglie, la Corte ha ritenuto legittimo il relativo intervento in quanto la comunione dei beni e la disponibilità del proposto giustificavano l'ablazione per equivalente; ha scartato la richiamata applicabilità dell'art. 12-bis L. 74/2000, in quanto norma specifica riferita alla confisca penale. In sintesi: rigetto dei ricorsi, conferma della confisca diretta della Jaguar e della confisca per equivalente sugli altri beni individuati sino alla concorrenza dell'importo contestato.

Norme richiamate

  • D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159 (Codice antimafia), artt. 20, 24 e 25

    Dopo la presentazione della proposta, se non e' possibile procedere al sequestro dei beni di cui all'articolo 20, comma 1, perche' il proposto non ne ha la disponibilita', diretta o indiretta, anche ove trasferiti legittimamente in qualunque epoca a terzi in buona fede, il sequestro e la confisca hanno ad oggetto altri beni di valore equivalente e di legittima provenienza dei quali il proposto ha la disponibilita', anche per interposta persona

    art. 20/24 richiedono prima l'individuazione dei beni sequestrabili correlati temporalmente alla pericolosità o indice di sproporzione; art. 25 consente la confisca per equivalente solo quando sia oggettivamente impossibile procedere all'ablazione diretta dei beni acquisiti in costanza di pericolosità

  • Art. 10, comma 3 D.Lgs. 159/2011 (codice antimafia) / disciplina del ricorso in Cassazione

    limita il ricorso per cassazione nel procedimento di prevenzione alla sola deduzione di violazione di legge; i vizi di motivazione non sono in linea di principio sindacabili salvo che la motivazione sia del tutto carente o meramente apparente

  • Art. 12-bis, L. 27 luglio 2000, n. 212 (nota: L. 74/2000)

    norma specifica che disciplina la confisca penale in materia tributaria; non è applicabile alla confisca di prevenzione e quindi non può essere utilizzata per contrastare la confisca di prevenzione in questo caso

  • Giurisprudenza: Sezioni Unite 'Spinelli' e sentenza Cass. Sez. 1 n. 16324 del 16/12/2021 (sentenza rescindente)

    orientamento che delimita la differenza fra confisca penale e confisca di prevenzione e precisa che la confisca per equivalente può essere disposta solo quando sia impossibile l'ablazione dei beni direttamente riconducibili alla pericolosità; la Cassazione ha richiamato tale principio e ha chiesto al giudice di merito di motivare adeguatamente l'individuazione dell'incremento patrimoniale riconducibile al proposto

Massime di principio

  • La confisca di prevenzione richiede prima l'individuazione, con adeguata motivazione, dei beni direttamente riconducibili alla condizione di pericolosità o alla sproporzione reddituale rispetto ai redditi leciti; solo se tale ablazione risulta oggettivamente impossibile può essere disposta la confisca per equivalente ai sensi dell'art. 25 D.Lgs. 159/2011
  • La confisca per equivalente può colpire beni anche acquisiti anteriormente al periodo di pericolosità quando i beni direttamente riconducibili non siano più reperibili e la proposta e il procedimento siano successivi all'entrata in vigore della norma che consente tale misura
  • In sede di cassazione nel procedimento di prevenzione il sindacato è limitato a violazioni di legge; le censure sulla motivazione sono ammissibili solo se la decisione è priva della minima motivazione o presenta una motivazione meramente apparente
  • La distinzione fra confisca penale (collegata a sentenza di condanna e profitto del reato) e confisca di prevenzione è essenziale: non è corretto trarre automaticamente argomenti dall'una per giustificare l'altra senza adeguata ricostruzione del nesso di sproporzione e della disponibilità dei beni
  • La confisca di beni intestati a terzi può essere legittima in via preventiva quando sussistano elementi che ne dimostrino la disponibilità effettiva del proposto (es. comunione dei beni, disponibilità effettiva, utilità esclusiva al proposto), purché detta misura sia adeguatamente motivata

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