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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 02037/2026 del 19/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La società ha impugnato il decreto che ha confermato il rigetto dell'istanza di ammissione al controllo giudiziario volontario ex art. 34-bis, comma 6, d.lgs. n. 159/2011. Ha contestato: 1) la commistione operata dalla Corte d'appello tra i requisiti del primo e del sesto comma dell'art. 34-bis (sostenendo che la Corte ha fatto dipendere l'ammissione al controllo dall'accertamento dell'infiltrazione mafiosa, mentre la giurisprudenza ammette il controllo anche se venga documentata l'estraneità a sodalizi mafiosi quando sussistono altri presupposti), 2) la mancata considerazione della mancata agevolazione alla criminalità organizzata e della possibilità concreta di bonifica dell'impresa, nonché la presunta insufficiente valutazione critica delle fonti (relazioni di collaboratori e indagini DIA ritenute dal ricorrente inattendibili o datate).

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che, nel giudizio sulla richiesta di accesso al controllo giudiziario volontario, il giudice di merito debba verificare l'occasionalità dell'agevolazione mafiosa e la concreta possibilità di riallineamento dell'impresa al contesto economico sano. Pur essendovi contrasto giurisprudenziale sulla possibilità per il giudice di sindacare l'esistenza stessa dell'infiltrazione accertata dall'organo amministrativo (questione rimessa alle Sezioni Unite), la parte della motivazione della Corte d'appello che poteva essere letta in senso conservativo non è stata decisiva: la Corte di appello ha motivato sul condizionamento, sulla non occasionalità e sull'impossibilità di bonifica, ricostruendo rapporti societari, compagini, compenetrazioni societarie, utenze telefoniche e interessenze economiche con soggetti interdittivati, descrivendo una regia imprenditoriale unitaria contaminata. In cassazione il ricorso si è limitato a censure valutative sugli elementi di fatto già esaminati e non ha denunciato vizi di motivazione tali da integrare i ristretti motivi ammissibili in sede di legittimità; perciò è stato dichiarato inammissibile e la ricorrente condannata alle spese.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 159 del 2011, art. 34-bis, comma 6

    Regola la possibilità per l'impresa soggetta ad interdittiva antimafia di chiedere il controllo giudiziario volontario; il giudice deve valutare l'occasionalità dell'agevolazione mafiosa e la concreta possibilità di riallineamento dell'impresa al contesto economico sano.

  • d.lgs. n. 159 del 2011, art. 34, comma 1

    Definisce i soggetti portatori di pericolosità qualificata (rapporti con organizzazioni mafiose) rispetto ai quali può esservi agevolazione; richiamato come parametro per verificare se il libero esercizio dell'attività possa agevolare tali soggetti.

  • d.lgs. n. 159 del 2011, art. 34, comma 6-bis

    Richiamato come norma riferita alla procedura del controllo giudiziario volontario; la valutazione richiesta al giudice si articola in una doppia verifica (occasionalità e possibilità di bonifica).

  • Legge 161/2017 (modifiche artt. 34 e 34-bis)

    Ha inciso sulla disciplina procedurale delle misure di prevenzione introducendo procedure camerali e influenzando la materia degli strumenti impugnatori; richiamata in relazione alla fisionomia del sistema impugnatorio.

  • Art. 10 e art. 27 d.lgs. n. 159/2011 (criteri di impugnabilità e limiti)

    Utilizzati per argomentare che il ricorso per cassazione avverso decisioni sulla ammissione al controllo giudiziario è ammesso solo per violazione di legge, con limiti di deducibilità sulle materie di fatto e motivazione.

  • Art. 4 legge 27/12/1956, n. 1423 e art. 3-ter legge 31/05/1965, n. 575

    Richiamati per il principio per cui in materia di misure di prevenzione il ricorso per cassazione è ammesso soltanto per violazione di legge; confermano i limiti del sindacato di legittimità sulla motivazione di merito.

Massime di principio

  • La richiesta di controllo giudiziario volontario ex art. 34-bis deve essere valutata dal giudice di merito mediante doppia verifica: l'occasionalità dell'agevolazione mafiosa derivante dal libero esercizio dell'attività e la concreta possibilità di bonifica e riallineamento dell'impresa al contesto economico sano.
  • La sussistenza di un'informazione antimafia interdittiva non esclude in automatico l'accesso al controllo giudiziario: il giudice deve svolgere un giudizio prognostico sull'emendabilità dell'impresa; tuttavia esiste contrasto giurisprudenziale sulla possibilità per il giudice di sindacare l'accertamento stesso dell'infiltrazione, questione rimessa alle Sezioni Unite.
  • In sede di Cassazione il sindacato sulla motivazione di merito è fortemente limitato: è ammessa la censura per violazione di legge, mentre le critiche di merito e le valutazioni degli indizi e della consistenza probatoria non sono solitamente esaminabili se non come vizio di motivazione palese o assente.
  • Chi propone istanza di controllo giudiziario deve documentare con elementi concreti la mancanza di condizionamenti duraturi o la concreta possibilità di bonifica (assetti societari, separazione amministrativa, governance pulita, misure organizzative e gestionali) per aumentare le chance di accoglimento da parte del giudice di merito.
  • Se la motivazione del giudice di merito contiene anche ragioni autonome e sufficienti (esame dei rapporti societari, compenetrazioni economiche, corrispondenze telefoniche, interessenze economiche), un ricorso di cassazione che si limiti a contestazioni valutative dei medesimi elementi rischia l'inammissibilità.

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