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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32978/2023 del 28/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per violazione e vizio di motivazione degli artt. 314 e 315 c.p.p.: il ricorrente censurava la quantificazione dell'indennizzo per ingiusta detenzione (periodo 24-28 novembre 2015), sostenendo che la Corte di appello non aveva correttamente applicato i criteri indicati dalla giurisprudenza e non aveva considerato numerosi elementi probatori e fattuali offerti dalla difesa che, a suo avviso, avrebbero giustificato una somma molto superiore.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che la riparazione per ingiusta detenzione ha natura restitutoria (non risarcitoria) e che il giudice deve utilizzare il criterio aritmetico di base integrandolo, se necessario, con valutazioni equitative motivate. Tuttavia la Corte ha ritenuto che la Corte di appello avesse adeguatamente motivato la liquidazione di complessivi 943,28 euro (oltre interessi) per la detenzione 24-28/11/2015, avendo considerato gli elementi pertinenti (es. mancato percepimento di reddito) e ritenuto irrilevanti o non decisivi gli altri fatti invocati dal ricorrente ("odissea giudiziaria", procedimento di prevenzione, il non essersi allontanato da Gela, condizioni del padre). Perciò la motivazione, pur sintetica, è stata ritenuta sufficiente; il ricorrente è stato condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Norma di riferimento per la riparazione dell'ingiusta detenzione; interpretata come disciplina del rimedio restitutorio per la privazione della libertà personale

  • art. 315 cod. proc. pen.

    Norma collegata alla liquidazione della riparazione; contempera il criterio aritmetico con la valutazione delle specificità del caso

  • Giurisprudenza: Sez. 4, n. 32891 del 10/11/2020 (Di Domenico)

    Richiamata per il principio che il criterio aritmetico va integrato dal giudice alla luce delle specificità del caso

  • Giurisprudenza: Sez. 3, n. 3912 del 5/12/2013 (D'Adamo)

    Ulteriore richiamo ai principi di discrezionalità motivata nella valutazione dell'indennizzo

  • Giurisprudenza: Sez. U., n. 24287 del 9/5/2001 (Caridi)

    Principio secondo cui la valutazione equitativa del giudice non può determinare lo 'sfondamento' del tetto massimo di liquidazione fissato dalla normativa

Massime di principio

  • La riparazione per ingiusta detenzione è di natura restitutoria e copre solo i pregiudizi strettamente ed inscindibilmente connessi alla privazione della libertà personale.
  • Il giudice applica un criterio aritmetico di base (importo giornaliero) ma deve valutare le specificità del caso e può aumentare o ridurre la somma per ragioni equitative, sempre con motivazione adeguata.
  • La motivazione può essere sintetica ma deve mostrare che il giudice ha valutato gli elementi probatori rilevanti; elementi non direttamente collegati alla privazione della libertà (pregiudizi derivanti dalla complessità del processo, procedimenti diversi come misure di prevenzione, condizioni di terzi) non sono pertinenti ai fini della riparazione.
  • Se il richiedente non allega o non prova danni specifici strettamente connessi alla detenzione, il giudice non può liquidare un importo maggiore oltre il parametro applicato.
  • Il mancato accoglimento del ricorso comporta in genere la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

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