Cassazione Penale, Sentenza n. 6000/2023 del 13/02/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del riesame che confermava la custodia cautelare in carcere disposta dal Gip per il duplice omicidio Torcasio-Matarasso (29/09/2000). Il ricorrente contestava la valutazione del quadro indiziario e la motivazione del Tribunale, deducendo l'inaffidabilità dei collaboratori di giustizia (in particolare Gennaro Pulice) e richiamando precedenti decisioni che, a suo dire, avrebbero escluso l'esistenza del sodalizio nel periodo contestato (assoluzioni/operazione Andromeda). Sosteneva che le dichiarazioni dei collaboratori erano contraddittorie, de relato e genericamente deduttive, e che la ricostruzione dei fatti non poteva fondarsi su tali fonti senza adeguata verifica.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che, nel giudizio di legittimità sulle misure cautelari, il controllo è limitato all'adeguatezza logica e giuridica della motivazione del giudice di merito e non consente una rivalutazione di fatto delle fonti già esaminate. La Corte ha confermato che il Tribunale aveva adeguatamente esposto le ragioni per ritenere la sussistenza di gravi indizi, valorizzando la convergenza tra le dichiarazioni dirette di Pulice e le dichiarazioni de relato di Angelo Torcasio, e ha giudicato generiche e non sufficientemente allegate le obiezioni difensive basate su precedenti sentenze o su presunte smentite. Per questi motivi il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
Richiamato per il concorso di persone nel reato; utilizzato per inquadrare la partecipazione del ricorrente nel fatto omicidiario
Norma che punisce l'omicidio: costituisce il titolo di reato principale contestato
Aggravanti specifiche riferite alla fattispecie omicidiaria richiamate nel capo di imputazione
Circostanza aggravante richiamata nella motivazione per la valutazione complessiva del fatto
Rilevata l'aggravante mafiosa: il delitto è stato ritenuto commesso con metodo mafioso e per agevolare la cosca, circostanza che incide sulla gravità del quadro indiziario
Giurisprudenza della Corte di Cassazione
Sez. 2, n. 27866 del 17/06/2019; Sez. 2, n. 31553 del 17/05/2017; Sez. 4, n. 18795 del 02/03/2017
Principio secondo cui il ricorso per cassazione contro provvedimenti sulle misure cautelari può valutare solo l'adeguatezza logico-giuridica della motivazione del giudice di merito e non può sostituirsi a quest'ultimo in una nuova valutazione di merito sulle fonti probatorie
Massime di principio
- In cassazione contro provvedimenti cautelari il controllo è limitato alla verifica della congruità e coerenza logico-giuridica della motivazione: non è ammessa una rivalutazione integrale delle prove già esaminate dal giudice di merito
- La convergenza tra dichiarazioni dirette di un collaboratore e dichiarazioni de relato di altra fonte può costituire elemento idoneo a sostenere la sussistenza di gravi indizi, se il giudice di merito spiega adeguatamente il valore probatorio di tale convergenza
- La semplice richiamata di precedenti sentenze assolutorie o di presunte contraddizioni di collaboratori non è sufficiente a escludere la misura cautelare se tali elementi non sono specificamente allegati e valutati in modo documentato
- Per mettere in crisi l'attendibilità di un collaboratore di giustizia è necessario produrre elementi concreti, specifici e documentati che il giudice possa effettivamente valutare: obiezioni generiche o non adeguatamente documentate rischiano di essere declinate
- Chi impugna un provvedimento cautelare rischia la condanna alle spese e, se il ricorso è ritenuto infondato e in colpa, anche a sanzioni (=Cassa delle ammende); è quindi importante concentrare il gravame su vizi rigorosamente di diritto e su evidenti vizi logici della motivazione
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