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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 51197/2023 del 21/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Rigoli: unico motivo di ricorso per aspecificità relativo al vizio di motivazione e alla mancata considerazione della sua ridotta capacità e della sussistenza del dolo. Murro: cinque motivi per violazione di legge e difetto di motivazione: 1) la cessione dell'azienda sarebbe conseguenza del dissesto (causato dal fallimento del principale cliente San Raffaele) e non causa del fallimento; 2) incongruità del prezzo di cessione in relazione alla consistenza e obsolescenza dei beni e contestazione che i dipendenti non sarebbero stati ceduti contestualmente; 3) errore sull'elemento soggettivo: assenza del dolo e intento di salvare l'impresa; 4) censura sulla determinazione della pena e mancata valutazione del fallimento del San Raffaele; 5) invocazione della normativa sulla giustizia riparativa (d.lgs. n.152/2022) e rilievo del pagamento di €10.000 da parte di un coimputato alla curatela

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. Rigoli: inammissibile per aspecificità perché il ricorso non ha confutato le argomentazioni della Corte d'appello, che aveva rilevato l'assenza di prove sulla ridotta capacità e aveva valorizzato le dichiarazioni del Rigoli che riconoscevano la consapevolezza degli obblighi connessi alla carica. Murro: inammissibile nel complesso; il primo e il terzo motivo sono irrilevanti perché, ai fini del reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale, il fallimento non costituisce l'evento centrale e non è necessario dimostrare un nesso eziologico tra cessione e fallimento; il secondo motivo è infondato perché la Corte aveva accertato la cessione dell'intero complesso aziendale a Escape Technology 2 a corrispettivo incongruo e il mancato introito della somma nel patrimonio fallito; il quarto è inammissibile perché la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito ed è motivata (pena prossima al minimo edittale con attenuanti generiche); il quinto è aspecifico e la disciplina sulla giustizia riparativa non era applicabile alla data della sentenza impugnata e del resto il pagamento del coimputato non incideva sull'accertamento della responsabilità. In conclusione i ricorsi sono dichiarati inammissibili; i ricorrenti condannati in solido alle spese processuali e ciascuno al versamento di €3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 216 legge fallimentare

    Riferito per affermare che la norma punisce l'imprenditore che "ha distratto" beni e non chi ha causato l'insolvenza; quindi l'elemento causale rispetto al fallimento è irrilevante rispetto alla fattispecie della distrazione patrimoniale

  • art. 223, comma 1 legge fallimentare

    Richiamata insieme all'art. 216 per sostenere la stessa interpretazione relativa all'autonomia della condotta distrattiva rispetto alla causalità del fallimento

  • artt. 132 e 133 cod. pen.

    Richiamati in relazione alla discrezionalità del giudice di merito nella determinazione della pena e all'obbligo di motivazione rispetto agli elementi utilizzati per la graduazione

  • d.lgs. n. 152 del 2022 (giustizia riparativa)

    Citato dai ricorrenti per invocare effetti sul trattamento sanzionatorio; la Corte ha ritenuto la disciplina non applicabile ratione temporis alla sentenza impugnata e, comunque, non idonea a modificare l'accertamento della responsabilità in assenza di specifici effetti operativi

  • legge n. 134 del 2021, art. 1, comma 18 (delega per giustizia riparativa)

    Richiamata per illustrare l'origine normativa della riforma sulla giustizia riparativa e per motivare l'inapplicabilità temporale delle disposizioni invocate dai ricorrenti

Massime di principio

  • Per il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale la rilevanza penale si concentra sulla 'distrazione' di beni: non è necessario provare che la condotta abbia causato il fallimento; il fallimento può essere solo la condizione obiettiva ma non l'evento tipico su cui si fonda la responsabilità
  • Il dolo richiesto è un dolo generico consistente nella consapevole volontà di destinare il patrimonio sociale a finalità diverse da quelle di garanzia per i creditori; non è richiesto lo scopo di causare il dissesto o la consapevolezza dello stato di insolvenza
  • La congruità del prezzo e il valore economico dei beni non escludono automaticamente la responsabilità: anche la cessione di beni di modesto valore può integrare il reato se il corrispettivo non confluisce nell'attivo sociale o se la cessione configura una sottrazione patrimoniale rilevante per i creditori
  • Le valutazioni sul trasferimento dell'azienda o di elementi aziendali sono compiute in base alla valutazione complessiva dei fatti (continuità di attività, uso di marchio, rapporti contrattuali, soggetti coinvolti); formalità isolate (es. momento dell'assunzione dei dipendenti) possono essere considerate irrilevanti se la prova complessiva mostra un trasferimento sostanziale
  • Le censure sulla determinazione della pena in cassazione richiedono la dimostrazione di arbitrarietà o di gravità della motivazione: la discrezionalità del giudice di merito è ampia purché la decisione sia adeguatamente motivata secondo gli articoli 132 e 133 c.p.
  • Le nuove norme sulla giustizia riparativa non operano retroattivamente: pagamenti o accordi successivi posti in essere da terzi o coimputati non incidono automaticamente sulla responsabilità penale o sulla misura della pena se pronunciati prima dell'entrata in vigore o in assenza di specifiche previsioni applicabili

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