Ordinanza n. 3056/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 2
per la riforma dell'ordinanza cautelare del Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia, (sezione prima), 15 giugno 2026, n. 699, resa tra le parti.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: ordinanza cautelare del TAR Lombardia, Sez. I, che aveva respinto la domanda cautelare contro l’esborso di una sovratassa
Esito
Favorevole al resistente (autorità indipendente)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La società ha proposto appello cautelare contro l’ordinanza del TAR Lombardia che aveva negato la sospensione degli effetti dell’atto o della misura impositiva contestata. In sede cautelare sono state prospettate, da un lato, la dubbia sussistenza della giurisdizione del giudice amministrativo e, dall’altro, una questione di legittimità costituzionale della normativa posta a fondamento della sovratassa, richiamando anche il precedente della Corte costituzionale n. 10 del 2015 relativo alla cosiddetta Robin tax. È stato inoltre dedotto il carattere grave e irreparabile del danno derivante dall’esborso e la possibile irripetibilità delle somme versate.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello cautelare. Ha ritenuto insussistente il fumus boni iuris, sia in ragione della dubbia giurisdizione del giudice amministrativo, sia perché la questione di legittimità costituzionale prospettata non presentava, allo stato, consistenza tale da renderla rilevante nell’attuale giudizio cautelare. Ha inoltre condiviso la valutazione del TAR secondo cui il pagamento di una sovratassa non integra un danno grave e irreparabile. La paventata irripetibilità dell’esborso è stata giudicata una mera eventualità, dipendente dall’esito di un ipotetico giudizio di costituzionalità e da un percorso interpretativo soltanto prospettato. La società appellante è stata condannata al pagamento delle spese della fase cautelare in favore di ARERA, liquidate in euro 3.000, oltre accessori se dovuti.
Norme richiamate
Disciplina l’appello cautelare avverso le ordinanze cautelari del giudice di primo grado.
sentenza Corte costituzionale n. 10 del 2015
Precedente richiamato dalla parte appellante in relazione alla normativa sulla cosiddetta Robin tax; il Consiglio di Stato lo ha considerato nell’ambito della valutazione cautelare, senza ritenere integrati fumus e rilevanza della questione costituzionale.
Massime di principio
- Nel giudizio cautelare, la dubbia sussistenza della giurisdizione del giudice adito può impedire il riconoscimento del fumus boni iuris necessario per la concessione della misura cautelare.
- L’esborso derivante dal pagamento di una sovratassa, di per sé, non costituisce necessariamente un danno grave e irreparabile, soprattutto quando la sua eventuale irripetibilità dipenda da esiti futuri e ipotetici del giudizio di legittimità costituzionale.
- La mera prospettazione di una questione di legittimità costituzionale non è sufficiente, in sede cautelare, a fondare il fumus boni iuris quando la rilevanza della questione nel giudizio principale non risulti adeguatamente concreta e attuale.
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