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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14243/2023 del 04/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dei provvedimenti di sequestro (sequestro probatorio e sequestro preventivo) riguardanti somme in contanti (circa euro 31.400) e un immobile/appartamento. Il ricorrente deduceva violazione di legge e vizio di motivazione in quanto le somme non deriverebbero esclusivamente dall'attività medica abusiva e l'immobile non sarebbe "destinato esclusivamente" a detta attività, dunque non assoggettabile a confisca.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. Il Tribunale del riesame aveva confermato i sequestri: per il denaro ha ritenuto congrua la valutazione probatoria sulla provenienza dalle prestazioni mediche abusive (molti pazienti hanno dichiarato pagamenti in contanti e l'indagato non ha documentato fonti lecite alternative). Quanto all'immobile, pur richiamando la giurisprudenza che per la confisca richiede un nesso strumentale diretto ed esclusivo, il Tribunale ha comunque motivato il mantenimento del vincolo anche in funzione impeditiva e probatoria (per impedire la prosecuzione dell'attività abusiva e conservare strumenti e documenti). Le deduzioni difensive non hanno efficacemente contrastato tali argomentazioni. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 348 c.p.

    La norma sanziona l'esercizio abusivo di una professione e prevede, al secondo comma, la confisca dei proventi e degli strumenti dell'attività illecita; per la confisca di beni immobili la giurisprudenza richiede di norma un nesso strumentale diretto ed esclusivo tra bene e attività illecita, ma il sequestro preventivo può essere disposto anche per finalità probatorie o impeditive

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. 6, n. 19831 del 24 marzo 2022, Murano)

    Sez. 6, n. 19831 del 24 marzo 2022 (Murano)

    Per la confisca dell'immobile ai sensi dell'art. 348, comma secondo, non è sufficiente che nel bene sia esercitata l'attività illecita: è necessaria la sussistenza di un nesso strumentale diretto ed esclusivo tra il bene e l'attività stessa. Tuttavia, tale principio non impedisce l'adozione di misure cautelari (sequestro probatorio o preventivo) motivate da esigenze probatorie o di impedimento alla continuazione dell'attività illecita

Massime di principio

  • Se il sequestro riguarda denaro, l'Autorità può fondarlo su riscontri testimonali e sull'assenza di documentazione che dimostri fonti lecite alternative: l'indagato deve fornire prove concrete di redditi leciti o giustificazioni patrimoniali
  • Per la confisca di un immobile ai sensi dell'art. 348 c.p. la giurisprudenza richiede normalmente un nesso strumentale diretto ed esclusivo; se il bene ha uso promiscuo o non è esclusivamente destinato all'attività illecita, la confisca finale può essere difficoltosa
  • Il sequestro preventivo può essere giustificato anche per finalità impeditive o probatorie (es. per impedire la prosecuzione dell'attività abusiva o per conservare strumenti e documenti), e pertanto può essere disposto anche quando il requisito della esclusività dell'uso del bene non è pacificamente dimostrato
  • Per contestare efficacemente sequestri e future confische, la difesa dovrebbe documentare fonti di reddito lecite, dimostrare l'uso non esclusivo dell'immobile, proporre misure meno intrusive e contestare specificamente le dichiarazioni testimoniali e le motivazioni che fondano il vincolo
  • Nel valutare la legittimità delle misure cautelari il giudice bilancia esigenze probatorie, di impedimento e il principio di proporzionalità: la motivazione del provvedimento deve dimostrare la necessità delle misure adottate

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