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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11314/2023 del 16/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza che ha confermato il sequestro preventivo di un immobile adibito a magazzino contenente merce con marchi contraffatti. Presenta due motivi: (1) violazione di legge per presunta 'mutazione' della fattispecie contestata rispetto all'incolpazione provvisoria, sostenendo che l'ordinanza attribuirebbe al ricorrente non la sola detenzione ma la cessione/vendita della merce, impedendogli di difendersi adeguatamente; (2) violazione in tema di competenza territoriale: il ricorrente sostiene che le condotte sarebbero state tutte compiute a Milano, che l'aggravante del nesso teleologico sarebbe stata introdotta solo dal Tribunale del riesame e non risultava nell'incolpazione, che il Tribunale avrebbe utilizzato atti non trasmessi o non presenti nel fascicolo e che, in ogni caso, il primo reato contestato doveva essere la ricettazione attribuita al ricorrente quale fornitore dei beni che altri avrebbero dovuto vendere.

La decisione

La Corte dichiara il ricorso inammissibile e lo respinge. Sulla motivazione: il primo motivo è ritenuto generico e privo di fondamento perché la motivazione del Tribunale fa riferimento all'ingiustificata disponibilità dei beni e alla finalità commerciale deducibile dal numero e dalla tipologia degli oggetti; non emerge alcuna mutazione della condotta contestata né mancanza di motivazione. Il secondo motivo è respinto richiamando i principi delle Sezioni Unite: per configurare la connessione teleologica ai fini della competenza non è richiesta l'identità degli autori tra reato mezzo e reato fine, ma è necessaria la prova che l'autore del reato mezzo avesse presente la finalizzazione della propria condotta o che i successivi illeciti fossero stati programmati nelle loro linee essenziali. Nel fascicolo vi sono elementi che consentono di ritenere la consapevolezza del rapporto finalistico tra i soggetti coinvolti; la mancata trasmissione formale di singole dichiarazioni è considerata irrilevante se il contenuto risulta da altri atti. Conseguentemente il ricorso è dichiarato inammissibile, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di Euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende (ai sensi dell'art. 616 c.p.p. e correlati).

Norme richiamate

  • Decreto-legge 28/10/2020, n.137 art. 23, comma 8 (conv. legge 18/12/2020, n.176)

    Riferimento alle forme procedurali adottate per la trattazione del ricorso (modalità previste per la celebrazione delle udienze nel periodo indicato).

  • art. 12, lett. c), cod. proc. pen.

    Norma che disciplina la competenza per connessione teleologica; interpretata in senso tale da non richiedere l'identità degli autori dei reati ma l'esistenza di un nesso finalistico e della consapevolezza/programmabilità degli illeciti successivi, idoneo a spostare la competenza territoriale.

  • Giurisprudenza Sezioni Unite (sent. n. 53390/2017; sent. n. 28659/2017 - Gargiulo)

    Principi consolidati richiamati dalla Corte: per la connessione teleologica è necessario accertare che l'autore del reato 'mezzo' avesse presente l'uso finalizzato della condotta ai fini del reato 'fine' o che i successivi illeciti fossero programmati nelle linee essenziali.

  • art. 616 c.p.p.

    Norma che consente la condanna alle spese processuali e prevede la possibilità di comminare una somma alla Cassa delle Ammende in caso di inammissibilità/rigetto del ricorso, valutata equitativamente in base ai profili di colpa del ricorrente.

Massime di principio

  • Le censure generiche che non indicano specifici passaggi della motivazione impugnata rischiano l'inammissibilità: la difesa deve confrontarsi puntualmente con la motivazione del provvedimento.
  • Per sostenere una presunta 'mutazione' del fatto tra incolpazione e provvedimento (es. da detenzione a vendita) è necessario provare concretamente che il giudice abbia effettivamente riformulato la fattispecie al punto da pregiudicare l'esercizio della difesa; deduzioni generiche non sono sufficienti.
  • La connessione teleologica ai fini della competenza territoriale non richiede l'identità degli autori dei reati collegati, ma richiede elementi che dimostrino la consapevolezza o la programmabilità del reato 'fine' da parte dell'autore del reato 'mezzo'.
  • La mancata presenza formale di singoli atti o dichiarazioni nel fascicolo può essere irrilevante se il loro contenuto è comunque riportato in altri atti di indagine: la difesa deve indicare e dimostrare l'effettiva rilevanza e la eventuale assenza di quel materiale.
  • In fase cautelare e di riesame la valutazione si fonda spesso sulle incolpazioni provvisorie e sugli elementi oggettivi disponibili (temporalità, natura e numerosità dei beni, modalità di detenzione): contestazioni sulla pregiudizialità tra condotte devono essere argomentate con riferimento a questi elementi.
  • Ricorsi infondati o meramente prospettivi possono comportare condanna alle spese e sanzioni pecuniarie (Cassa delle Ammende); la difesa dovrebbe pertanto valutare la fondatezza concreta e documentale delle censure prima di proporre ricorso.

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