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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8041/2024 del 22/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato l'ordinanza della Corte d'appello di Palermo che aveva respinto la loro dichiarazione di ricusazione nei confronti del Dott. Vittorio D'Antoni Alcamo. Hanno dedotto che il giudice ricusato aveva in precedenza, in sede monocratica, pronunciato sentenza di condanna nei confronti di due coimputati (Calì Giovanni e Lo Cascio Girolamo) per fatti riconducibili alle stesse contestazioni (in particolare capi 62, 63, 64, 65 e 76 relativi a 160 fatture), per cui avrebbero sostenuto l'esistenza di una valutazione di merito pregiudicante e l'incompatibilità del giudice con riferimento agli artt. 34 e 36 c.p.p. e ai principi costituzionali richiamati. È stata altresì prospettata l'incostituzionalità dell'art. 36 c.p.p. nella parte in cui non imporrebbe l'astensione del giudice che abbia già emesso sentenza per fatti in concorso con soggetti poi giudicati separatamente.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili per genericità e manifesta infondatezza. Ha ritenuto che i ricorrenti non avessero indicato in modo puntuale e concreto quali valutazioni di merito rese anteriormente dal giudice si riferissero specificamente alle loro posizioni e in che modo tali valutazioni avrebbero formato una "forza di prevenzione" tale da compromettere l'imparzialità. La Corte ha richiamato il principio consolidato secondo cui la causa di ricusazione per pregudizio richiede che il giudice abbia già espresso una valutazione di merito sulla sussistenza del fatto-reato e sulla colpevolezza dello stesso imputato; la mera comunanza di imputazione o l'utilizzo degli stessi atti di indagine non è sufficiente quando le condotte risultino autonome e scindibili. In conclusione, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 ciascuno a favore della Cassa delle ammende (art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 34 cod. proc. pen.

    Riguarda l'incompatibilità del giudice; la Corte ha interpretato che trova applicazione solo con riferimento ad atti compiuti nel medesimo procedimento e non quando il giudice abbia valutato gli stessi elementi probatori in altro procedimento senza aver espresso una valutazione di merito sulla posizione del medesimo imputato

  • art. 36 cod. proc. pen.

    Invocato dai ricorrenti per asserita incompatibilità; la Corte ha ritenuto che l'art. 36 non impone astensione in presenza di una mera comunanza di imputazione se non sussiste una precedente valutazione di merito inscindibile rispetto alla posizione dell'attuale imputato

  • art. 37 cod. proc. pen.

    Norma sulle cause di ricusazione; la Corte ha applicato il principio per cui la causa di ricusazione si configura solo se il giudice ha già espresso una valutazione di merito tale da pregiudicare l'imparzialità

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che consente la condanna al pagamento delle spese e di una somma a titolo di ammenda; applicata per sanzionare i ricorrenti per ricorso ritenuto inammissibile

  • art. 3 Cost., art. 24 Cost., art. 111 Cost., art. 47 Carta dei diritti fondamentali UE

    Richiamate dai ricorrenti a sostegno delle garanzie di imparzialità e del giusto processo; la Corte ha ritenuto che, alla luce della giurisprudenza, tali principi non sono stati violati poiché non è stata dimostrata una valutazione preventiva di merito del giudice sulla posizione dei ricorrenti

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale (es. Sez. 6 n. 47586/2014 Formenti; Sez.5 n. 2263/2022 Di Mare; ord. Corte Cost. n. 368/2000 e sent. n. 283/2000)

    Richiamati come principi di diritto: la funzione pregiudicante rileva solo rispetto a valutazioni di merito espresse dal giudice sulla responsabilità del medesimo imputato; va esclusa interpretazione estensiva della nozione di "medesimo procedimento" e richiamata la necessità di specificità nella deduzione del pregiudizio

Massime di principio

  • La ricusazione per pregiudizio richiede l'allegazione, con specificità, di una precedente valutazione di merito del giudice sulla stessa fatti/colpevolezza del medesimo imputato; la mera comunanza di imputazione o la presenza degli stessi atti d'indagine in un diverso processo non è di per sé sufficiente.
  • Quando si impugna la mancata astensione di un giudice bisogna indicare esattamente quali affermazioni, decisioni o valutazioni pregresse possano essere ricondotte, in modo inscindibile, alla posizione dell'attuale ricorrente e dimostrare la "forza di prevenzione" che tale valutazione può esercitare.
  • L'art. 36 c.p.p. non è automaticamente violato perché il giudice ha trattato questioni afferenti a coimputati in procedimenti separati; occorre dimostrare che si è trattato di una valutazione di merito riferibile alla stessa posizione soggettiva dell'imputato.
  • Nella redazione del ricorso di ricusazione è essenziale fornire prove e richiami processuali precisi (atti, passaggi motivazionali, estratti di sentenza) che mostrino l'effettiva inscindibilità tra la precedente decisione e la posizione del ricorrente, altrimenti il motivo risulterà generico e inammissibile.
  • Il ricorso infondato o generico può comportare la condanna alle spese e sanzioni pecuniarie ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; pertanto valutare attentamente la fondatezza e la specificità delle censure prima di proporre ricorsi di tal genere.

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