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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47690/2022 del 16/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione per cassazione contro l'ordinanza di rigetto della domanda di riparazione per ingiusta detenzione. La ricorrente deduce violazione di legge e vizio di motivazione per mancata uniformità alla sentenza rescindente: il giudice del rinvio avrebbe riutilizzato vizi motivazionali precedenti, avrebbe travisato il contenuto di intercettazioni (in particolare la conversazione n.122 del 31/01/2011), non avrebbe considerato che l'assoluzione nel merito aveva neutralizzato la valenza probatoria di taluni elementi, e soprattutto non avrebbe verificato il nesso causale tra la condotta extraprocessuale ascritta alla De Caro e l'adozione della misura cautelare (nexus necessario per escludere la riparazione per colpa grave). Inoltre si è contestata l'errata applicazione del parametro di "colpa grave" ostativa.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondati i profili principali del ricorso relativi al vizio di motivazione e alla mancata verifica del nesso causale tra la condotta colposa e l'adozione della misura cautelare. Ha rilevato che l'ordinanza impugnata non ha esaminato né spiegato in che modo la condotta attribuita alla ricorrente abbia inciso sulle determinazioni del giudice della cautela e che non risulta che quella condotta sia stata valorizzata nel provvedimento cautelare originario. Per tali ragioni l'ordinanza è stata annullata con rinvio per nuovo esame alla Corte d'appello di Napoli. La Cassazione non ha deciso in merito all'effettiva sussistenza della colpa grave nel merito, ritenendo invece necessario un nuovo esame conforme ai principi indicati.

Norme richiamate

  • art. 314, cod. proc. pen.

    Per escludere la riparazione per ingiusta detenzione è necessario che la condotta colposa abbia contribuito causalmente alla determinazione dell'apparenza di reità che ha fondato il titolo cautelare; non rilevano condotte colpose che non abbiano inciso sul giudizio di gravità indiziaria alla base della misura.

  • art. 627, cod. proc. pen.

    Il giudice del rinvio deve conformarsi alle prescrizioni della sentenza rescindente e motivare adeguatamente la verifica degli elementi richiesti; il mancato esame del provvedimento cautelare e l'assenza di spiegazione del nesso causale configurano violazione della legge e vizio di motivazione.

Massime di principio

  • In materia di riparazione per ingiusta detenzione l'esistenza di una "colpa grave" ostativa richiede non solo una condotta colposa, ma anche la prova che tale condotta abbia inciso causalmente sulla decisione di applicare la misura cautelare.
  • Il giudice che valuta la domanda di riparazione deve esaminare espressamente il provvedimento cautelare originario e indicare quali elementi di fatto e di prova sono stati effettivamente utilizzati dal giudice della cautela per adottare la misura.
  • Non possono essere utilizzati, ai fini di negare la riparazione, elementi probatori la cui efficacia è stata neutralizzata o esclusa da una sentenza di merito irrevocabile (es. assoluzione che ne azzera la valenza probatoria).
  • Le valutazioni sul contenuto di intercettazioni o di documenti devono essere coerenti e adeguatamente motivate: travisamenti o valutazioni meramente apparenti determinano annullamento della decisione sul rinvio.
  • Se il giudice del rinvio omette di dimostrare il nesso causale tra comportamento colposo e adozione della misura, il diniego della riparazione non è sostenibile e il provvedimento va annullato e rimandato per nuovo esame.
  • Per difendersi in una situazione simile, è utile produrre il provvedimento cautelare originario e dimostrare quali elementi lo hanno effettivamente costituito, evidenziando l'assenza di incidenza causale della condotta contestata.

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