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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22493/2024 del 04/06/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione del decreto della Corte d'appello che aveva confermato il rigetto della richiesta di revoca della sorveglianza speciale (misura di prevenzione). Il ricorrente denunciava violazione dell'art. 4, comma 1, lett. a) e dell'art. 14, comma 2-ter, del d.lgs. 159/2011 (codice antimafia) e lamentava carente, errata e illogica motivazione in ordine alla presunta persistenza della pericolosità sociale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che, nei procedimenti di prevenzione, il ricorso per cassazione sia ammesso solo per violazione di legge (art. 10, comma 3, d.lgs. 159/2011) e che il sindacato sulla motivazione sia consentito solo quando questa sia inesistente o meramente apparente; nel caso di specie la motivazione della Corte territoriale non è risultata mancante o apparente. La Cassazione ha confermato che risultano elementi concreti a sostegno della persistente pericolosità sociale (accertamento definitivo di appartenenza all'associazione mafiosa fino al 2016, ruolo di capo riconosciuto in primo grado, latitanza pluriennale, condotte disciplinari in carcere, frequentazioni pregiudizievoli dopo la scarcerazione). Per effetto dell'inammissibilità, la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e, ravvisando profili di colpa nella proposizione del ricorso, ha ordinato il versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 (Codice antimafia)

    art. 4, comma 1, lett. a); art. 14, comma 2-ter; art. 10, comma 3

    art.4(1)(a) individua l'appartenenza ad associazione mafiosa quale fattore rilevante; art.14(2-ter) richiede la verifica della persistente pericolosità sociale per la mantenimento delle misure; art.10(3) limita il ricorso per cassazione nelle misure di prevenzione alle sole questioni di violazione di legge.

  • codice di procedura penale

    consente la condanna alle spese e, in caso di ricorso inammissibile con profili di colpa, l'irrogazione di un'ammenda o il versamento alla cassa delle ammende.

  • giurisprudenza della Corte di Cassazione

    Sez. U. n. 111 del 30/11/2017 (Gattuso); Sez. U. n. 33451 del 29/07/2014 (Repaci); e altre richiamate nel testo

    conferma che accertamenti penali definitivi sulla partecipazione ad associazioni mafiose e fatti quali latitanza prolungata, condotte disciplinari e frequentazioni possono legittimamente fondare la valutazione della persistenza della pericolosità sociale; precisa inoltre che il sindacato sulla motivazione in cassazione è consentito solo se la motivazione è inesistente o meramente apparente.

Massime di principio

  • Nei procedimenti di prevenzione il ricorso per cassazione è ammesso solo per violazione di legge; i censori sulla motivazione sono ricevibili solo se la motivazione è inesistente o meramente apparente.
  • Un accertamento penale definitivo di appartenenza a un'associazione mafiosa costituisce una base solida per ritenere la persistenza della pericolosità sociale, anche se i fatti oggetto del reato sono storici.
  • Circostanze come latitanza di lunga durata, condotte disciplinari in carcere, e frequentazioni con soggetti ritenuti pericolosi dopo la scarcerazione sono elementi idonei a dimostrare l'attualità della pericolosità.
  • La parte che impugna deve fornire elementi concreti e specifici che dimostrino l'assenza dei presupposti della misura; contestazioni generiche di logica o presunta illogicità della motivazione sono in genere insufficienti.
  • Ricorsi manifestamente inammissibili o proposti con colpa possono comportare condanne alle spese e sanzioni pecuniarie (cassa delle ammende) ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

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