Sentenza n. 3493/2026 - Napoli, Sezione 6
per l'esecuzione del giudicato formatosi sulla sentenza n.567/2025 del 24/01/2025 del Tribunale di Napoli.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: inerzia del Ministero nell’esecuzione della sentenza civile passata in giudicato che aveva riconosciuto la Carta elettronica per due annualità, per l’importo complessivo di euro 1.000,00
Esito
Favorevole al ricorrente (docente)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha agito per l’ottemperanza della sentenza n. 567/2025 del Tribunale di Napoli, con la quale il Ministero era stato condannato a erogare la Carta elettronica per l’aggiornamento e la formazione del docente, dell’importo nominale di euro 500,00 per ciascuna delle due annualità già maturate. La sentenza civile non è stata impugnata ed è passata in giudicato; è stata notificata in forma esecutiva presso la sede reale dell’Amministrazione ed è decorso il termine dilatorio di 120 giorni previsto dall’art. 14, comma 1, d.l. n. 669/1996. Nonostante ciò, il Ministero non ha dato esecuzione al comando giudiziale. Il ricorrente ha chiesto l’adozione delle misure necessarie all’attuazione del giudicato, la nomina preventiva di un commissario ad acta in caso di ulteriore inerzia e la condanna alle spese, con distrazione in favore del difensore dichiaratosi antistatario.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso. Ha rilevato che la sentenza civile passata in giudicato, avente immediato valore conformativo-ordinatorio nei confronti dell’Amministrazione, imponeva al Ministero di far conseguire concretamente al ricorrente il bene della vita riconosciuto dal giudice ordinario. Poiché il giudicato era stato regolarmente notificato, era decorso il termine di 120 giorni previsto dall’art. 14, comma 1, d.l. n. 669/1996 e non risultava alcuna esecuzione da parte del Ministero, il Collegio ha ordinato all’Amministrazione di assegnare al ricorrente la Carta elettronica e di accreditare su di essa l’importo nominale complessivo di euro 1.000,00 entro sessanta giorni dalla comunicazione della sentenza o dalla sua notifica, se anteriore. Per il caso di ulteriore inerzia, è stato nominato commissario ad acta il direttore della DGOSV, con facoltà di delega, da insediarsi su istanza della parte e con ulteriori sessanta giorni per assicurare l’esecuzione. Il Ministero è stato inoltre condannato alle spese del giudizio, liquidate in euro 500,00 oltre accessori, alla restituzione del contributo unificato effettivamente versato e alla distrazione delle spese in favore del difensore dichiaratosi antistatario.
Norme richiamate
art. 14, comma 1, d.l. n. 669/1996
termine dilatorio di 120 giorni
Il decorso del termine dilatorio per l’esecuzione delle sentenze nei confronti delle amministrazioni pubbliche consente di agire per l’ottemperanza, ove l’Amministrazione non abbia adempiuto.
Massime di principio
- Una sentenza civile passata in giudicato che impone a una pubblica amministrazione l’erogazione di una prestazione o l’attribuzione di un bene della vita ha immediato valore conformativo-ordinatorio nei confronti dell’Amministrazione, la quale deve realizzare concretamente l’utilità riconosciuta dal giudice ordinario.
- L’azione di ottemperanza è accoglibile quando il giudicato sia stato regolarmente notificato in forma esecutiva, sia decorso il termine dilatorio previsto per l’esecuzione nei confronti delle pubbliche amministrazioni e risulti l’inerzia dell’Amministrazione obbligata.
- In caso di mancata esecuzione del giudicato, il giudice amministrativo può ordinare all’Amministrazione di adempiere entro un termine determinato e nominare preventivamente un commissario ad acta, destinato a intervenire su istanza della parte in caso di ulteriore inerzia.
- La nomina del commissario ad acta può comprendere la facoltà di delega a un altro dirigente dell’ufficio, purché siano individuati l’organo incaricato e il termine entro il quale deve essere assicurata l’esecuzione.
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