Cassazione Penale, Sentenza n. 28719/2024 del 17/07/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Ancona (e confermata dal Tribunale del riesame): si deduceva violazione di norme processuali e manifesta illogicità della motivazione per presunto mero rinvio "per relationem" all'ordinanza del G.I.P. di Monza dichiaratosi incompetente; mancata valutazione autonoma ai sensi dell'art. 309 c.p.p.; insufficiente individualizzazione dei gravi indizi di colpevolezza, con contestata attribuzione allo Shao di essere amministratore di fatto basata solo sulla disponibilità di beni riferibili alla coindagata Hu; errata applicazione della legge penale rispetto ai gravi indizi per le imputazioni (art. 8, d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74); carenza della motivazione circa le esigenze cautelari di cui all'art. 274 c.p.p. (pericolo di reiterazione, di inquinamento probatorio e di fuga), con argomentazioni generiche e astratte e mancata indicazione della data di scadenza della misura ai sensi dell'art. 292 c.p.p.
La decisione
La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto legittimo che il Tribunale del riesame abbia motivato anche per relationem all'ordinanza del giudice dichiaratosi incompetente purché il rinvio sia consapevole e consenta il controllo dell'iter logico-giuridico. Ha inoltre ritenuto che l'ordinanza di Monza non fosse un mero "copia e incolla" ma contenesse elementi investigativi idonei. Quanto ai gravi indizi, la Corte ha giudicato adeguata e individualizzata la valutazione posta a base della custodia per lo Shao, richiamando elementi concreti non contestati (trovato alla guida di veicolo con oltre 108.000 euro, perquisizione domiciliare con rinvenimento di documenti identificativi e contanti, disponibilità di vetture e documentazione di società cosiddette "cartiere", domicilio presso la coindagata con locale adibito ad "ufficio occulto" dove vennero trovati circa 500.000 euro e documentazione). Sulla sussistenza delle esigenze cautelari, il Tribunale del riesame ha adeguatamente motivato il pericolo di reiterazione e il pericolo di fuga (documenti d'identità anche validi per l'espatrio, documenti contraffatti, congelamento beni che avrebbe azzerato prospettive di permanenza), mentre ha rilevato una carenza motivazionale solo sul pericolo di inquinamento probatorio. Tuttavia la carenza su questo punto non ha impedito la conferma complessiva della custodia, essendovi comunque valida motivazione sulle altre esigenze. Ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
nessuna citazione testuale integrale nella sentenza
il giudice competente, entro 20 giorni dalla pronuncia del giudice dichiaratosi incompetente, deve esprimersi autonomamente sui presupposti della misura cautelare ma può motivare facendo rinvio alle valutazioni già espresse dal precedente giudice se il rinvio è consapevole e consente il controllo dell'iter logico-giuridico
comma 9 richiamato nel testo della decisione
richiede al giudice del riesame un'esposizione dell'autonoma valutazione delle esigenze cautelari, degli indizi e degli elementi difensivi; tuttavia il principio non esclude il rinvio motivato all'ordinanza del giudice dichiaratosi incompetente purché congruo
richiamato nel testo (lett. c e complesso delle esigenze cautelari)
elenca le esigenze cautelari (in particolare pericolo di reiterazione, pericolo di inquinamento probatorio e pericolo di fuga) che il giudice deve motivare concretamente e con caratteristiche di attualità
comma 2, lett. d) richiamato nel ricorso
stabilisce l'obbligo di indicare la data di scadenza della misura quando pertinente; la mancata indicazione può essere censurata ma non sempre invalida l'intero provvedimento se altre esigenze cautelari sono adeguatamente motivate
art. 8 d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74
norma sostanziale indicata come capo di imputazione (nn. 253 e 254)
riguarda i reati contestati (ricostruzione operativa nel provvedimento): la Corte ha ritenuto che sussistessero gravi indizi di colpevolezza sulla base della documentazione e dei fatti di indagine richiamati
Massime di principio
- Il giudice competente che subentra a un giudice dichiaratosi incompetente può motivare per relationem rispetto all'ordinanza originaria purché il rinvio sia consapevole, esplicito e permetta di ricostruire l'iter logico-giuridico: il principio di autonoma valutazione non esclude il rinvio motivato.
- La mera vicinanza personale o la convivenza con una coindagata non è di per sé sufficiente ad attribuire a qualcuno responsabilità penali; è invece necessario che la motivazione indichi elementi concreti e specifici che colleghino l'indagato ai fatti (controllo o disponibilità di beni, documenti, operazioni finanziarie, partecipazione concreta alle attività illecite).
- Per valutare i gravi indizi il giudice deve operare una specificazione individuale rispetto a ciascun indagato: la presenza di documenti, contanti, carte d'identità, atti costitutivi di società e la loro collocazione/dispersione possono costituire elementi idonei a fondare il fumus, se congruamente collegati all'imputazione.
- La motivazione delle esigenze cautelari deve essere concreta e attuale; il requisito dell'attualità del pericolo di reiterazione non richiede sempre l'indicazione di "occasioni prossime" ma una valutazione prognostica basata su fatti, modalità di commissione, personalità e contesto.
- La carenza motivazionale su una sola esigenza cautelare (es. inquinamento probatorio) non determina automaticamente l'annullamento della misura se le altre esigenze (es. pericolo di fuga e reiterazione) risultano adeguatamente provate e motivate.
- Elementi oggettivi come ingenti somme di denaro in contanti, documenti identificativi multipli o contraffatti, disponibilità di società "cartiere" e contesti organizzativi possono rafforzare la valutazione del pericolo di fuga e della capacità a delinquere.
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