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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 50646/2023 del 19/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte d'appello di Bari del 20/01/2022 che aveva confermato le condanne per il reato di ricettazione pronunciate dal Tribunale di Foggia il 12/11/2020. Carosiello ha dedotto la violazione del diritto di difesa per l'ingiustificata disattesa istanza di rinvio dell'udienza del 20/01/2022, presentata il 19/01/2022 dal suo difensore a causa della positività al "SARS Covid-19" documentata da certificato medico. Di Matteo ha dedotto (i) la medesima nullità per il presunto coinvolgimento del suo difensore e (ii) la manifesta illogicità della motivazione della sentenza in relazione alla mancata prova della locazione del box ove era stato rinvenuto il veicolo provento di furto, contestando l'attendibilità delle fonti della prova e l'utilizzabilità di sue dichiarazioni rese senza difensore.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di Carosiello e annullato senza rinvio la sentenza nei suoi confronti disponendo la trasmissione degli atti alla Corte d'appello di Bari per il proseguimento del processo, per violazione del diritto di difesa dovuta all'ingiustificata disattesa istanza di rinvio motivata da documentato impedimento per salute del difensore. Il ricorso di Di Matteo è stato dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza (primo motivo) e perché attiene al merito (secondo motivo): la Cassazione ha ritenuto congrua la valutazione del giudice di merito circa la disponibilità del box assegnato a Di Matteo e l'attendibilità del teste che lo indicava come utilizzatore; pertanto il ricorso è stato respinto, con condanna di Di Matteo al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro tremila in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 420 ter cod. proc. pen.

    La norma è stata interpretata come garanzia del diritto di difesa: l'impedimento del difensore per serie, imprevedibili e attuali ragioni di salute, debitamente documentate e tempestivamente comunicate, legittima il rinvio dell'udienza; la mancata valutazione dell'istanza integra violazione del diritto di difesa.

  • Sez. U, Sentenza n. 41432 del 21/07/2016 (richiamata)

    Principio secondo cui l'impedimento del difensore per gravi ragioni di salute non impone l'obbligo di nominare un sostituto né di giustificare la mancata nomina; ciò rafforza l'obbligo, ove l'impedimento sia documentato e tempestivo, di disporre il rinvio.

  • Sez. Un., Sentenza n. 6402 del 30/04-02/07/1997 (richiamata)

    La Corte di Cassazione non è chiamata a riesaminare il merito e la valutazione delle risultanze probatorie: la mera prospettazione di una diversa valutazione dei fatti, senza vizio di diritto, non integra motivo di legittimità.

Massime di principio

  • La comunicazione tempestiva e documentalmente fondata dell'impedimento del difensore per motivi di salute impone al giudice di valutare l'istanza e, se fondata, di rinviare l'udienza; la sua ingiustificata disattesa può determinare l'annullamento del provvedimento per violazione del diritto di difesa.
  • Quando l'impedimento del difensore è serio, imprevedibile e documentato non sussiste obbligo di nominare un sostituto; il giudice deve preferibilmente disporre il rinvio piuttosto che procedere se la difesa risulta compromessa.
  • Nel processo con più imputati è possibile separare le posizioni e proseguire il processo per l'uno anche se il difensore dell'altro risulta impedito; tuttavia l'impedimento che incide specificamente sulla difesa di un imputato impone il rinvio quanto a quest'ultimo.
  • La Corte di Cassazione tutela in via principale questioni di legittimità e non la rivalutazione delle prove di merito: contestazioni che richiedono una diversa valutazione della credibilità dei testi o della ricostruzione dei fatti sono inammissibili in cassazione.
  • La mancanza di un documento formale (es. contratto di locazione) non esclude che il giudice del merito possa riconoscere la disponibilità di un bene sulla base di elementi indiziari e dichiarazioni di terzi, purché la valutazione di attendibilità risulti congruamente motivata.

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