Sentenza del 04/06/2020 n. 30 - Comm. Trib. Prov. Gorizia
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale il privato
La controversia
La società ha impugnato l’avviso di accertamento TI503BB0XXXX/2018, notificato il 20.12.2018, relativo all’anno d’imposta 2013 e a ritenute IRPEF asseritamente omesse per complessivi 12.123 euro. L’Agenzia riteneva che la rinuncia dell’amministratore e socio S. S. al compenso deliberato il 30.4.2013, pari a 4.300 euro netti mensili, seguita dalla disponibilità a percepirne 2.300 euro e dall’accettazione della società, equivalesse a un incasso fiscale dell’importo maggiore, soggetto a ritenuta. La ricorrente ha eccepito l’assenza del processo verbale di constatazione e la violazione del contraddittorio; nel merito, ha sostenuto che non vi era stata rinuncia a un credito maturato né deduzione del maggior compenso da parte della società, ma solo una rideterminazione effettiva del compenso, sempre corrisposto e contabilizzato per 2.300 euro mensili. Ha inoltre contestato l’applicabilità dell’incasso giuridico, rilevando che non si era verificato alcun salto d’imposta o comportamento elusivo, e ha chiesto in subordine l’annullamento delle sanzioni.
La decisione
La Commissione Tributaria Provinciale di Gorizia, con decisione del 22.1.2020, ha accolto il ricorso nel merito e annullato integralmente l’avviso di accertamento. Ha ritenuto che l’aumento deliberato il 30.4.2013 fosse soltanto formale: pochi mesi dopo, il 1.7.2013, l’amministratore aveva manifestato la disponibilità a percepire 2.300 euro mensili, proposta accolta dalla società; per tutto il 2013 era stato riscosso soltanto tale importo. Non essendo stato dedotto dalla società il compenso maggiore né essendosi verificato, o essendo stato provato dall’Ufficio, un salto d’imposta, il principio dell’incasso giuridico non era applicabile. Le questioni relative al processo verbale, al contraddittorio e alle sanzioni non sono state decise autonomamente, risultando assorbite dall’accoglimento nel merito. L’Agenzia è stata condannata a rifondere le spese di lite, liquidate in 1.500 euro oltre accessori se dovuti.
Norme richiamate
D.Lgs. n. 546/1992, art. 15, comma 2-septies
La disposizione è richiamata dall’Agenzia per chiedere la maggiorazione del 50% delle spese in relazione al procedimento di mediazione; la Commissione, tuttavia, condanna l’Ufficio alle spese senza riconoscere nel dispositivo tale maggiorazione.
Massime di principio
- La rinuncia o riduzione di un compenso dell’amministratore non comporta automaticamente un incasso imponibile: occorre verificare se il credito fosse effettivamente maturato e se vi sia stata una reale rinuncia, anziché una tempestiva modifica del compenso concordata con la società.
- L’incasso giuridico è volto a contrastare asimmetrie fiscali in cui la società ha dedotto un costo e il socio-amministratore rinuncia poi al credito senza assoggettare a imposta il corrispondente reddito. Se la società non ha dedotto il maggior importo e il compenso effettivamente pagato è quello ridotto, il presupposto del salto d’imposta può mancare.
- L’Amministrazione finanziaria deve dimostrare gli elementi che giustificano l’applicazione dell’incasso giuridico e l’esistenza del comportamento elusivo o dell’asimmetria fiscale; la sola deliberazione formale di un compenso maggiore non basta quando i fatti documentano una diversa misura effettivamente concordata e corrisposta.
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