Cassazione Penale, Ordinanza n. 30604/2026 del 11/08/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato e lo ha dichiarato inammissibile. Conseguentemente ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Esito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
Nel ricorso per cassazione proposto nell'interesse dell'imputata si deduceva, in sostanza, che al momento del fatto ella versasse in uno "stato confusionale" tale da escludere l'elemento soggettivo del reato. La censura era stata già prospettata nei precedenti gradi di merito, ma in modo ritenuto del tutto generico, senza allegare elementi concreti idonei a dimostrare fattori esclusivi del dolo o comunque incompatibili con la colpevolezza soggettiva. Il ricorso non indicava, secondo la Corte, circostanze specifiche o riscontri probatori capaci di sostenere la tesi difensiva.
Norme richiamate
Non espressamente citato nel testo fornito; non determinabile.
Massime di principio
- In sede di legittimità la deduzione di un vizio dell'elemento soggettivo deve essere sorretta da allegazioni specifiche e da elementi concreti già introdotti nei gradi di merito; una mera affermazione apodittica dello "stato confusionale" non è sufficiente.
- La doglianza che si limita a riproporre in modo generico una tesi difensiva già esaminata nei gradi di merito è manifestamente infondata quando non indica fatti o prove idonei a escludere il dolo o la colpevolezza.
- Quando il ricorso è dichiarato inammissibile perché manifestamente infondato, consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende.
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