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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33756/2022 del 13/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso la sentenza di condanna per peculato per appropriazione di circa 200.000 euro. Due motivi: (1) violazione di legge invocando l'art. 192 c.p.p., con la critica alla valutazione della prova documentale da parte della Corte di appello (si sostiene contraddittorietà della motivazione: la documentazione sarebbe stata ritenuta idonea a confermare la confessione ma al contempo insufficiente per quantificare il danno, e rilevata rilevanza della comunicazione del direttore della Ragioneria ASL rispetto alle risultanze contabili); (2) vizio di motivazione e violazione di legge sull'an e sul quantum della domanda risarcitoria (si censura la motivazione rispetto all'esistenza e all'entità del danno richiesto dalla parte civile).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la Corte di appello avesse adeguatamente motivato la condanna sulla base delle dichiarazioni confessorie della imputata, corroborate da molteplici elementi di prova, fra cui la documentazione contabile e altre fonti dichiarative. Quanto ai motivi di cassazione, il primo è stato considerato strutturalmente inammissibile perché il ricorrente ha riproposto argomentazioni già valutate dai giudici di merito senza specificare censure nuove; il secondo è stato ritenuto aspecifico e precluso, non essendo stato dedotto in appello. Conseguentemente è stata confermata la condanna della ricorrente e disposte condanne al pagamento delle spese processuali, al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende e alla rifusione delle spese del grado in favore della parte civile ASL Roma D) per euro 3.510,00 oltre accessori di legge.

Norme richiamate

  • art. 192 cod. proc. pen.

    La norma è stata invocata dal ricorrente per censurare la valutazione della prova documentale; la Corte ha però ritenuto la doglianza generica e non specifica, applicando il principio secondo cui in cassazione vanno dedotte censure puntuali sulla motivazione e sulla valutazione delle fonti: le eventuali carenze della documentazione influiscono sulla valutazione del suo valore probatorio ma non bastano, se riproposte in termini generici, a fondare un motivo di cassazione.

Massime di principio

  • La confessione dell'imputato, se corroborata da elementi documentali e dichiarativi, può essere sufficiente per fondare la condanna; le carenze formali della documentazione incidono sul peso probatorio, non necessariamente sulla ammissibilità della prova.
  • In Cassazione i motivi devono essere specifici e non una mera riproposizione delle argomentazioni svolte in sede di merito: censure generiche sulla valutazione delle prove sono frequentemente dichiarate inammissibili.
  • Questioni non dedotte in appello sono normalmente precluse in cassazione; quindi contestazioni sull'an e sul quantum del risarcimento devono essere tempestivamente espresse nel grado di impugnazione immediatamente precedente.
  • La dichiarazione di inammissibilità comporta generalmente la condanna alle spese processuali e può comportare l'obbligo di pagamento di una somma alla Cassa delle ammende; è quindi rischioso proporre ricorsi non ben fondati o generici.
  • Quando la parte civile liquida il danno in sede di merito e tale posizione è motivata, la Cassazione tende a non riesaminare i fatti (sulla valutazione delle prove) se non sono indicate censure puntuali e attinenti a profili di diritto.

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