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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27423/2023 del 22/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza di appello che aveva confermato la condanna per il reato di furto di uno zainetto. Il ricorrente deduceva: 1) omessa motivazione circa l'inutilizzabilità delle deposizioni testimoniali, sostenendo che le dichiarazioni erano indirette ai sensi dell'art. 193, comma 3, cod. proc. pen., poiché i testimoni avrebbero riferito solo quanto appreso dalla persona offesa; inoltre la persona offesa non sarebbe mai stata esaminata né le sue dichiarazioni acquisite ai sensi dell'art. 512 cod. proc. pen.; 2) omessa motivazione circa la corrispondenza tra lo zainetto portato dall'imputato e quello sottratto alla persona offesa.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le doglianze fossero generiche e non confrontassero le argomentazioni dei giudici di merito. La Corte d'appello aveva fornito una ricostruzione puntuale fondata non solo sulle dichiarazioni testimoniali ma soprattutto sulle immagini dell'impianto di videosorveglianza che riprendevano l'imputato entrare senza zaino e uscire con lo zaino sottratto alla persona offesa, nonché sull'identificazione mediante confronto con immagini e riconoscimento di una testimone. Pertanto l'esame della persona offesa è risultato superfluo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 in favore della cassa delle ammende. Decisione resa il 23 febbraio 2023.

Norme richiamate

  • art. 173 disposizioni di attuazione cod. proc. pen.

    Richiamato ai fini della disciplina formale della presentazione e sintesi dei motivi di ricorso in Cassazione; qui utilizzato per la sintesi dei motivi del ricorrente

  • art. 193, comma 3, cod. proc. pen.

    Invocato dal ricorrente per censurare presunte dichiarazioni testimoniali indirette. La Corte ha ritenuto che i giudici di merito abbiano valutato correttamente la portata delle testimonianze e le abbiano corroborate con prova video, perciò la censura è risultata generica e infondata

  • art. 512 cod. proc. pen.

    Richiamato nella doglianza circa l'assenza dell'audizione della persona offesa; la Corte ha ritenuto l'esame non necessario dato il chiaro quadro probatorio (videosorveglianza e identificazioni) che rendeva incontroverso il furto

Massime di principio

  • La Cassazione non ammette censure generiche che non si confrontano con le specifiche argomentazioni dei giudici di merito: il ricorso deve indicare punti precisi di travisamento o vizio di motivazione
  • La prova video sorveglianza, se chiara e collegata ad altre risultanze identificative, può rendere superflua l'audizione della persona offesa
  • Per contestare l'utilizzabilità di dichiarazioni testimoniali come 'indirette' ai sensi dell'art. 193, comma 3, è necessario dimostrare concretamente che il testimone non aveva contezza diretta dei fatti e che i giudici non hanno adeguatamente valutato tale profilo
  • La Corte di legittimità non è sede per una rivalutazione del merito o per proporre una diversa lettura alternativa delle prove; è richiesta l'indicazione di specifici errori di diritto o di travisamento degli elementi probatori
  • Un ricorso dichiarato inammissibile può comportare condanna alle spese e sanzioni pecuniarie a carico del ricorrente

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