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Cassazione Penale, Ordinanza n. 29846/2026 del 05/08/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (giudice dell'esecuzione)

La controversia

La decisione riguarda un'istanza proposta in executivis per ottenere il riconoscimento del vincolo della continuazione tra due giudicati definitivi. Il primo giudicato concerneva maltrattamenti contro i genitori conviventi, commessi dall'ottobre 2018 all'ottobre 2019, e lesioni personali in danno del padre; il secondo giudicato riguardava maltrattamenti contro la compagna convivente e più episodi di lesioni personali ai danni della stessa, risalenti al marzo 2021. Il giudice dell'esecuzione ha negato la continuazione ritenendo che non bastassero la contiguità temporale o l'analogia dei reati, che lo stato di tossicodipendenza fosse un mero indice non sufficiente da solo, e che i fatti fossero distanti nel tempo, con persone offese diverse, causali diverse e assenza di una prevedibilità/riconducibilità unitaria del secondo rapporto di convivenza. Il ricorrente ha impugnato tale ordinanza con un unico motivo, deducendo il mancato riconoscimento della continuazione e lamentando che non fossero stati valorizzati correttamente gli indici dell'unitarietà del disegno criminoso; nella memoria successiva ha inoltre sostenuto che era erroneo negare la continuazione perché, al momento della deliberazione criminosa iniziale, non conosceva la futura vittima, confondendosi così la fase ideativa con la persona fisica della vittima; ha richiamato anche lo stato di tossicodipendenza e ha sostenuto che la commissione del secondo reato durante gli arresti domiciliari per il primo non escluderebbe la continuazione.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che le censure non si confrontassero con la motivazione del giudice dell'esecuzione, giudicata logica e coerente: il provvedimento impugnato aveva valorizzato la distanza temporale tra gli episodi, la diversità delle persone offese, la mancata conoscenza tra autore e vittima del secondo gruppo di fatti quando era iniziata la prima condotta, nonché il fatto che non fosse neppure in corso né prevedibile il secondo rapporto di convivenza. Quanto alla tossicodipendenza, la Corte ha condiviso l'idea che si tratti solo di uno degli indici della continuazione, non sufficiente da solo a provare l'unitarietà del disegno criminoso; ha inoltre ritenuto non comprensibile l'argomento della 'perimetrazione spaziale'. Ne è derivata la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 572 c.p.

    Indicato solo come reato oggetto dei giudicati presupposti; la sentenza non si pronuncia sulla tipicità, ma sul rapporto di continuazione tra i fatti già definiti con sentenza irrevocabile.

  • art. 52 d.lgs. 196/03

    Richiamo finale all'obbligo di omettere generalità e dati identificativi in caso di diffusione del provvedimento.

Massime di principio

  • Nel giudizio sull'applicazione della continuazione in sede esecutiva non è sufficiente dedurre la mera analogia dei reati o la loro contiguità temporale: occorre che emergano elementi concreti di un unico disegno criminoso originario.
  • La diversità delle persone offese, la distanza temporale tra i fatti, la diversità delle causali e l'assenza di prevedibilità del secondo episodio sono indici ostativi alla configurabilità della continuazione quando rendono implausibile l'unitarietà ideativa.
  • Lo stato di tossicodipendenza può costituire un elemento sintomatico della continuazione, ma non vale di per sé a dimostrare l'unicità del programma criminoso in mancanza di ulteriori riscontri.
  • In sede di legittimità il ricorso è inammissibile quando le doglianze non si confrontano con la motivazione del provvedimento impugnato e si risolvono in una mera riproposizione di valutazioni di merito già disattese.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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