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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20628/2023 del 15/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Troncale impugnava la sentenza della Corte d'appello di Torino denunciando travisamento delle prove. Per il capo A (minaccia) contestava la valutazione delle testimonianze: sosteneva che si è dato credito a Giuseppe e Luca Catania senza adeguatamente considerare la deposizione della testimone oculare Teresa Strafezza, la quale dichiarò di non ricordare di aver visto o sentito Troncale minacciare l'ex-marito e che la conoscenza dello sfollagente da parte di Luca avrebbe potuto spiegare la sua descrizione. Per il capo C (resistenza a pubblico ufficiale) deduceva che lo spingere l'agente e le frasi rivolte agli operatori fossero una reazione estemporanea, non idonea e non diretta a impedire la perquisizione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sul capo A ha ritenuto infondato il motivo perché la decisione impugnata non contiene manifeste illogicità: la Corte d'appello, come il Tribunale, ha valutato la deposizione della Strafezza ma l'ha ritenuta non decisiva e coerente con le altre dichiarazioni (anche considerando che la testimone poteva non essersi accorta dello sfollagente perché intenta a calmare e spostare l'imputato). Sul capo C ha confermato la configurabilità del reato di resistenza ex art. 337 c.p., ritenendo che i colpi e le frasi rivolte agli agenti fossero atti diretti ad ostacolare la perquisizione. Per l'inammissibilità del ricorso il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 612 cod. pen. (minaccia)

    Applicato per il capo relativo alle minacce rivolte a Giuseppe Catania: la Corte ha ritenuto sussistente la minaccia anche in presenza di testimonianze contraddittorie, valutando nel complesso le dichiarazioni e la dinamica (estrazione e brandeggio dello sfollagente).

  • art. 337 cod. pen. (resistenza a pubblico ufficiale)

    Interpretato nel senso che integra il delitto l'azione di chi, mediante spintoni e minacce/pressioni verbali, mira ad ostacolare il compimento di un atto di ufficio (la perquisizione). La Corte ha ritenuto che lo spingere l'agente e le espressioni rivolte agli altri operatori configurino tale ostacolo.

  • Giurisprudenza di Sezione citata (es. Sez. 6, n. 1464/1993; Sez. 5, n. 715/1984)

    Richiamata per precisare i principi consolidati che l'azione di spingere un pubblico ufficiale operante può integrare resistenza quando mira a impedire l'atto di ufficio; la Corte si è allineata a tali precedenti.

Massime di principio

  • La semplice proposta di una ricostruzione alternativa dei fatti non è sufficiente in Cassazione: bisogna dimostrare vizi logici, contraddizioni manifeste o omissioni valutative nella motivazione della corte di merito.
  • La valutazione della attendibilità dei testimoni è rimessa al giudice di merito; dichiarazioni di un testimone che afferma di non ricordare eventi non escludono automaticamente la versione degli altri testimoni se la corte motiva la compatibilità dei racconti.
  • Il reato di resistenza a pubblico ufficiale si configura anche quando l'azione materiale (es. spintoni) e le espressioni verbali siano idonee a ostacolare l'attività di polizia: non è necessaria una lunga o grave violenza, basta l'intento e l'idoneità dell'azione a impedire l'atto.
  • In caso di dichiarazione di inammissibilità del ricorso il ricorrente può essere condannato al pagamento delle spese processuali e, se disposto, a somme a favore della Cassa delle ammende.
  • Nel valutare contestazioni su oggetti materiali (es. possesso di uno sfollagente), la conoscenza preventiva dell'oggetto da parte di terzi non è di per sé sufficiente a escludere la rilevanza probatoria della testimonianza che ne descrive l'uso nel fatto contestato; il giudice deve motivare la scelta tra versioni confliggenti.

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