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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 302/2022 del 10/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso articolato in due motivi: 1) violazione di legge e vizi motivazionali con riferimento all'affermazione di responsabilità, contestando la valutazione probatoria in quanto il soggetto introdottosi nell'abitazione era travisato con una calza e quindi non riconoscibile; 2) violazione di legge e vizi motivazionali in relazione al principio di correlazione tra accusa e sentenza: si censura la correzione del nome della persona offesa nel capo di imputazione come mutamento delle circostanze storico-fattuali che avrebbe potuto incidere sulla strategia difensiva e avrebbe richiesto la restituzione degli atti al Pubblico Ministero.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sul primo motivo la Corte ha ritenuto il mezzo generico e volto a una rivalutazione del merito (vietata in sede di legittimità), confermando la valutazione analitica della piattaforma probatoria (anche sulle dichiarazioni della persona offesa che aveva riconosciuto l'imputato). Sul secondo motivo la Corte lo ha giudicato manifestamente infondato: la correzione del nome della persona offesa non ha alterato i tratti essenziali della contestazione ai sensi dell'art.516 c.p.p. e non ha inciso sulla possibilità di individuazione del fatto e sul diritto di difesa, anche perché dagli atti di indagine risultava noto al ricorrente il nome corretto della vittima. Conseguenze: declaratoria di inammissibilità del ricorso, condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 516 cod. proc. pen.

    La norma è stata interpretata nel senso che la correzione del nome della persona offesa nel capo di imputazione è ammissibile se non determina un cambiamento significativo dei tratti essenziali della contestazione tale da ledere la possibilità per l'imputato di individuare il fatto e di esercitare la difesa; se l'errore è meramente formale o materiale e non incide sulla sostanza dell'accusa, non è richiesta la restituzione degli atti al pubblico ministero.

Massime di principio

  • La correzione di un errore materiale nel capo di imputazione (es. nome della persona offesa) è lecita se non modifica i tratti essenziali della contestazione rilevanti per l'individuazione del fatto e per il diritto di difesa.
  • Il ricorrente che deduce pregiudizio per la correzione dell'atto deve spiegare concretamente in quale modo la modifica abbia inciso sulla sua capacità di difendersi o sulla scelta della strategia difensiva; mere asserzioni generiche sono insufficienti.
  • In Cassazione non è consentita la riconsiderazione della valutazione delle prove di merito: i motivi diretti a rivalutare le emergenze probatorie sono generalmente inammissibili o rigettati.
  • Se dagli atti di indagine risultano note al difensore e all'imputato le circostanze corrette (es. il nome reale della vittima), la correzione formale dell'imputazione difficilmente determina una violazione del principio di correlazione.
  • Motivi di ricorso carenti, generici o basati su mera rimessa in discussione del merito comportano il rischio di inammissibilità e, se si riscontrano profili di colpa, possono comportare condanna alle spese e sanzione alla Cassa delle Ammende.

Testo integrale

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