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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24628/2022 del 24/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso contestava: 1) la carenza, contraddittorietà e manifestà illogicità della motivazione della Corte territoriale e del Tribunale, con richiamo alla presunta non valutazione critica delle argomentazioni difensive (violazione art. 192 c.p.p.); 2) la errata qualificazione del fatto come reato continuato con conseguente aumento di pena per continuazione (aumento di tre mesi), mentre il fatto sarebbe stato unico.

La decisione

La Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato solo quanto all'aumento per continuazione e inammissibile quanto alle censure sulla valutazione della responsabilità. Primo motivo inammissibile per difetto di specificità e perché non è consentito trasformare in ricorso per violazione di cui all'art. 192 c.p.p. una ricostruzione dei fatti che implichi rivalutazione del compendio probatorio (richiamata la Sez. U., Filardo). Secondo motivo fondato: l'aumento per continuazione era illegittimo trattandosi di un unico reato. Poiché nel frattempo è maturata la prescrizione (1 luglio 2021), la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio agli effetti penali per estinzione del reato per prescrizione; l'impugnazione è stata dichiarata inammissibile agli effetti civili.

Norme richiamate

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Il Collegio rileva che non è ammissibile invocare tale norma per trasformare in motivo di cassazione una rivalutazione degli elementi di prova: la censura sulla valutazione probatoria deve rispettare i limiti di ammissibilità dell'art. 606 c.p.p.

  • art. 606, comma 1, lett. e) e lett. c) cod. proc. pen.

    Richiamata la disciplina dei motivi di impugnazione in cassazione: i vizi di motivazione devono essere denunciati con specificità (lett. e) e non possono essere surrettiziamente sostituiti da motivi ex lett. c) relativi alla violazione delle norme sul procedimento probatorio).

  • Sez. U. n. 29541 del 16/07/2020 (Filardo)

    La giurisprudenza di legittimità recente è richiamata per affermare il divieto di usare motivi di diritto processuale per ottenere una rivalutazione del compendio probatorio e per sottolineare l'onere di specificazione quando si denunciano vizi multipli della motivazione.

  • principio sulla continuazione / prescrizione

    La qualificazione giuridica (continuazione vs reato unico) incide sulla determinazione della pena; un errore che aumenti la pena è rilevante e può portare all'annullamento. Se nel frattempo matura la prescrizione, la sentenza va annullata senza rinvio per gli effetti penali.

Massime di principio

  • Le doglianze sulla valutazione delle prove in Cassazione devono essere formulate con la specificità richiesta dall'art. 606 c.p.p.; non è possibile chiedere la revisione del compendio probatorio facendo leva sull'art. 192 c.p.p.
  • Quando si denunciano vizi di motivazione, il ricorrente deve indicare esattamente in quali parti la motivazione manca, è contraddittoria o manifestamente illogica: la genericità comporta l'inammissibilità.
  • Una errata qualificazione giuridica del fatto (es. applicatione della continuazione a un reato unico) che determini un aumento di pena è un vizio rilevante che può comportare annullamento della condanna.
  • Se, tra la pronuncia impugnata e la decisione di legittimità, matura la prescrizione del reato, la Cassazione può annullare la sentenza senza rinvio per gli effetti penali (estinzione per prescrizione), pur lasciando impregiudicati eventuali profili civili se il ricorso in Cassazione è inammissibile su tali effetti.
  • Nelle impugnazioni penali è essenziale valutare separatamente i profili di responsabilità e quelli di carattere sanzionatorio/tecnico (es. calcolo della pena, applicazione della continuazione), poiché la fondatezza solo di quest'ultimi può comunque condurre a conseguenze sostanziali (es. prescrizione).

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