Cassazione Penale, Sentenza n. 23086/2024 del 10/06/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di legittimità ha ritenuto ammissibile il ricorso e ha constatato l'intervenuta estinzione del reato per prescrizione; ha dichiarato la causa di non punibilità ai sensi dell'art. 129 c.p.p. e ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata. Ha escluso l'assoluzione di merito ex art. 129, comma 2, c.p.p., perché dagli atti non emerge con evidenza l'insussistenza del fatto.
Esito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorso chiedeva di censurare la sentenza del 21/07/2023 della Corte d'Appello di Firenze ritenendo che il reato contestato fosse estinto per prescrizione; il fatto-reato è stato commesso il 25/02/2016 e il termine massimo di prescrizione, pari a 7 anni e 6 mesi, si è ritenuto essere spirato.
Norme richiamate
La norma è stata applicata per rilevare e dichiarare la causa di non punibilità dovuta alla prescrizione sopravvenuta; la Corte ha inoltre precisato che, in assenza di prova evidente dell'insussistenza del fatto, non si procede all'assoluzione di merito ex comma 2.
Massime di principio
- Verificare sempre la data del fatto e calcolare il termine di prescrizione applicabile prima di valutare la fondatezza del ricorso.
- Se la prescrizione è effettivamente spirata, il giudice di legittimità può rilevare d'ufficio la causa di non punibilità e annullare la sentenza senza rinvio.
- L'art. 129 c.p.p. consente l'accertamento della non punibilità per prescrizione anche in sede di Cassazione quando ricorrono i presupposti procedurali per l'impugnazione.
- Non si può pronunciare un'assoluzione di merito ex art. 129, comma 2, se dagli atti non emerge con evidenza l'insussistenza del fatto: in tal caso si procede all'annullamento per estinzione del reato.
- Prima di concludere per la prescrizione, occorre controllare possibili cause che interrompono o sospendono la prescrizione (atti interruttivi, impugnazioni, altre cause procedurali).
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