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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20437/2026 del 03/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per Cassazione contro il rigetto della richiesta di riesame del decreto di sequestro preventivo relativo a €50.000 rinvenuti nel bagaglio del ricorrente. Il difensore deduceva errata applicazione degli artt. 321, 125 co.3, 127 co.7, 324 c.p.p. e censurava la motivazione come mera apparenza rispetto al "fumus commissi delicti" (ricettazione). In particolare si contestava l'uso di elementi quali l'ammontare del denaro, la suddivisione in mazzette, le modalità di occultamento e la sproporzione con i redditi dichiarati, nonché il richiamo a precedenti giurisprudenziali ritenuti non comparabili.

La decisione

La Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato e, in alcuni punti, manifestamente infondato. Ha ritenuto corretta l'ordinanza del Tribunale che aveva valorizzato il contesto fattuale: il ricorrente controllato su un treno diretto a Roma in compagnia di due connazionali, le quali detenevano ciascuna somme superiori a €260.000; il denaro del ricorrente era suddiviso in mazzette, nascosto nello zaino sotto indumenti intimi; emergeva inoltre l'assenza di dichiarazioni reddituali significative (nessuna dal 2022 e importi minimi nei due anni precedenti) non riconducibili a una lecita attività commerciale. La Corte ha rilevato che gli elementi indiziari, nel loro complesso, consentono almeno astrattamente di configurare delitti presupposto contro il patrimonio e quindi legittimano il sequestro preventivo finalizzato alla confisca ai sensi dell'art. 648‑quater c.p. La Corte ha osservato che, pur non essendo possibile determinare con sicurezza se si tratti di ricettazione o di altri reati patrimoniali collegati, entrambe le qualificazioni giustificano il sequestro. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali. Decisione resa il 14 aprile 2026.

Norme richiamate

  • art. 321 c.p.p.

    Richiamato dal ricorrente tra le norme la cui applicazione sarebbe stata erronea; la Corte non ha ritenuto che si sia verificata una violazione dello standard procedurale invocato rispetto alla valutazione degli indizi.

  • art. 125, comma 3 c.p.p.

    Contestato dal ricorrente come mal applicato nella regolazione della trattazione orale; la Corte non ha ritenuto fondata la censura procedurale.

  • art. 127, comma 7 c.p.p.

    Riferimento procedurale invocato dal ricorrente; la Cassazione non ha ravvisato profili di illegittimità collegati a tale norma nella vicenda.

  • art. 324 c.p.p.

    Richiamato dal ricorrente in relazione ai motivi di cassazione; la Corte ha comunque ritenuto che la motivazione impugnata non fosse meramente apparente ma fondata su elementi concreti.

  • art. 648 c.p.

    Norma che disciplina la ricettazione, ipotesi delittuosa prospettata. La Corte ha ritenuto che gli elementi indiziari potessero astrattamente ricondursi a delitti presupposto come la ricettazione, giustificando il sequestro.

  • art. 56 c.p.

    Richiamata in relazione alla possibile diversa qualificazione della condotta (tentativo), la Corte ha osservato che, indipendentemente dalla precisa qualificazione tra fattispecie derivate, sussistono presupposti per il sequestro.

  • art. 648‑ter, comma 1 c.p.

    Norma relativa ad ulteriori fattispecie di reato connessi a delitti patrimoniali; la Corte ha evidenziato l'impossibilità, allo stato, di discriminare con certezza tra diverse fattispecie ma ha ritenuto comunque ravvisabili gli estremi per il sequestro.

  • art. 648‑quater c.p.

    Norma che autorizza il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del prodotto o del profitto del reato. La Corte ha confermato che, anche in presenza di indeterminatezza sulla precisa fattispecie presupposto, il sequestro è legittimo se gli elementi consentono almeno astrattamente di configurare reati patrimoniali presupposti.

Massime di principio

  • Per autorizzare il sequestro preventivo finalizzato alla confisca è sufficiente una piattaforma indiziaria concreta che renda almeno astratticamente configurabili i reati presupposto; non è necessario che la fattispecie presupposto sia definitivamente accertata in questa fase.
  • Elementi fattuali come ingenti somme di denaro, suddivisione in mazzette, modalità di occultamento e sproporzione rispetto ai redditi dichiarati sono indici rilevanti e valutabili nel loro complesso per il fumus commissi delicti.
  • La presenza di soggetti collegati (es. trasferimento di denaro in gruppo) e la coerenza della dinamica (finalità dichiarate incongrue rispetto all'entità del denaro) rafforzano la credibilità degli indizi.
  • Anche se sussistono dubbi tra diverse qualificazioni giuridiche (es. ricettazione vs reati finanziari commessi dall'indagato), ciò non impedisce il sequestro ai fini della confisca quando il profitto/il prodotto del reato appaia plausibile.
  • Il giudice cautelare non può basare il sequestro unicamente sul carattere "sospetto" delle operazioni: è necessaria una valutazione motivata e contestuale degli indizi che consenta l'astratta configurabilità dei reati presupposto.
  • In situazioni simili, la difesa dovrebbe documentare tempestivamente la lecita provenienza del denaro (prova di entrate, transazioni commerciali, contratti, ricevute) e ottenere acquisizioni probatorie che possano eliminare la sproporzione apparente con i redditi dichiarati.

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