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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10058/2023 del 09/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha confermato il decreto di perquisizione e il sequestro probatorio a carico del ricorrente. Il ricorrente deduceva l'insufficienza del fumus commissi delicti: il Tribunale non avrebbe indicato elementi idonei a comprovare che a Bastianelli fosse stato affidato l'incarico di individuare imprese da associare alla società di Musella nell'ATI, né avrebbe motivato perché la sua presenza a un pranzo del 14/7/2021 e alcune frasi ad essa attribuite, o conversazioni del 11/2/2022, costituissero indizi di reato. Si sosteneva inoltre l'assenza di qualsiasi condotta concreta collegabile alle ipotesi di turbativa d'asta e corruzione e l'assenza della qualità di pubblico ufficiale rispetto ai fatti contestati.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che il sindacato di legittimità sulle ordinanze in materia di misure cautelari reali sia limitato alla sola violazione di legge (art. 325 c.p.p.) e non consenta una rinnovata valutazione del materiale probatorio o della congruità motivazionale; un vizio di motivazione lamentato come rivalutazione fattuale è inammissibile. Ha inoltre osservato che, anche assumendo l'inesistenza del concorso dell'indagato, il sequestro probatorio non sarebbe illegittimo in assenza di censure specifiche sul nesso di pertinenza tra i beni sequestrati e il reato o sul principio di proporzione. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a una somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 322-bis cod. proc. pen.

    Norma richiamata in riferimento al rito e alle impugnazioni sulle ordinanze del tribunale in materia di perquisizione e sequestro; contestualizza l'ambito procedurale dell'impugnazione

  • art. 324 cod. proc. pen.

    Norma collegata alle ordinanze emesse dal tribunale; usata per delimitare il tipo di provvedimento impugnato

  • art. 325 cod. proc. pen.

    Stabilisce che il sindacato della Corte di Cassazione sulle ordinanze del tribunale in materia di misure cautelari reali è limitato alla sola violazione di legge; pertanto non è consentita una revisione piena della valutazione probatoria

  • art. 311, comma 2 cod. proc. pen.

    Richiamato a titolo esemplificativo per indicare altri casi in cui il ricorso per cassazione è limitato alla violazione di legge e non alla riconsiderazione dei fatti

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    Indica i limiti del controllo di cassazione sulla motivazione; la Corte sottolinea che l'illogicità manifesta della motivazione non rientra nel sindacato quando il ricorso è limitato alla violazione di legge, salvo i casi di motivazione inesistente o meramente apparente

  • art. 4 L. n. 1423 del 1956

    Citato a titolo comparativo per illustrare altri istituti processuali in cui il ricorso è limitato alla sola violazione di legge (misure di prevenzione), rimarcando la tesi giurisprudenziale consolidata

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione avverso ordinanze del tribunale in materia di misure cautelari reali è limitato alla censura di violazione di legge: non è consentita una nuova valutazione del merito probatorio o delle linee argomentative del giudice di merito.
  • Per ottenere l'annullamento per vizi di motivazione in cassazione è necessario dimostrare la vera e propria assenza di motivazione o una motivazione meramente apparente, ossia priva dei minimi requisiti di coerenza e completezza, non semplicemente lamentare diverse valutazioni degli elementi indiziari.
  • Nelle impugnazioni di sequestri probatori è cruciale censurare specificamente il nesso di pertinenza tra i beni sequestrati e il reato e/o la violazione del principio di proporzione; in mancanza di tali censure il sequestro può essere ritenuto legittimo anche se i beni appartengono a terzi o a soggetti la cui partecipazione al reato è controversa.
  • Le contestazioni fondate su richiesta di diversa interpretazione di conversazioni, presenze a incontri o frasi estrapolate tendono a configurare una rivalutazione fattuale non consentita in sede di cassazione quando il rimedio è limitato alla violazione di legge.
  • In fase cautelare la qualificazione del ruolo soggettivo (es. qualità di pubblico ufficiale) e l'individuazione di un contributo concreto all'evento delittuoso devono emergere con chiarezza dagli atti per efficacemente impugnare il provvedimento: l'assenza di tali elementi può essere criticata, ma la Corte di legittimità non può sostituirsi al giudice di merito nella rivalutazione degli indizi.
  • Chi impugna deve formulare censure tecnicamente orientate a far emergere profili di illegittimità giuridica (violazione di norme processuali o di diritto) e non semplici richieste di riconsiderazione del giudizio di fatto.

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