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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10520/2023 del 13/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'appello per violazione dell'art. 604, comma 5-bis, c.p.p., deducendo che il Tribunale avrebbe svolto attività processuale in sua assenza nelle udienze del 10/11/2017 e del 05/02/2019 nonostante avesse manifestato la volontà di partecipare, essendone però impedito da un ordine di espulsione dal territorio dello Stato; per tale motivo si denunciava la sussistenza di una nullità assoluta e insanabile.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha ritenuto che, poiché l'imputato era presente con il difensore all'udienza del 15/10/2019 e non aveva eccepito la violazione del diritto di difesa riferita alle udienze precedenti, si applica l'art. 182, comma 2, c.p.p. (perdita della facoltà di far valere la nullità per mancata tempestiva eccezione). Di conseguenza la presunta nullità non è stata considerata assoluta e insanabile. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 604, comma 5-bis, cod. proc. pen.

    Norma invocata dal ricorrente per contestare l'attività processuale svolta in sua assenza; la Corte non ha ritenuto che la sua violazione costituisse una nullità assoluta insanabile nel caso concreto, dato che l'imputato era poi presente e non aveva tempestivamente eccepito.

  • art. 182, comma 2, cod. proc. pen.

    Applicata dalla Corte come principio di perdita della facoltà di far valere la nullità quando l'interessato, presente con difensore, non eccepisce tempestivamente la violazione; ha determinato l'esclusione della natura assoluta/insanabile della presunta nullità.

  • Giurisprudenza richiamata: Sez. 2, n. 40322 del 31/05/2019 (Piccolo, Rv. 277926)

    Precedente cassazionista richiamato a sostegno del principio per cui la presenza dell'imputato e del difensore e la mancata eccezione comportano la perdita della possibilità di denunciare la nullità come insanabile.

Massime di principio

  • La mancata partecipazione dell'imputato a udienze successive può essere sanata se l'imputato è poi presente con il difensore e non solleva tempestivamente l'eccezione: in tal caso opera l'art. 182, comma 2, c.p.p.
  • Per far valere efficacemente una nullità procedurale occorre eccepirla tempestivamente, alla prima occasione utile, altrimenti si rischia di perdere la facoltà di farla valere.
  • Affermare che una violazione sia una nullità assoluta e insanabile richiede che la lesione attenga a garanzie essenziali e non possa essere in alcun modo sanata dalla successiva presenza e comportamento delle parti; non tutte le assenze o omissioni procedurali hanno questa rilevanza automatica.
  • Se l'assenza è dovuta a circostanze come un ordine di espulsione, è utile produrre subito prove documentali e farne tempestiva menzione in udienza o tramite istanza per evitare il rischio di decadenza dall'eccezione.
  • In situazioni analoghe è consigliabile che il difensore protesti formalmente e verbalizzi l'impossibilità di partecipare e la volontà di partecipare al processo, preservando così la possibilità di impugnare eventuali atti; in mancanza di tale comportamento la Corte può ritenere che la nullità sia stata tacitamente sanata.

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