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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18372/2022 del 09/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente, detenuto sottoposto al regime dell'art. 41-bis, aveva trasmesso al Magistrato di sorveglianza copia della denuncia-querela promossa nei confronti del direttore e degli addetti alla censura della Casa circondariale di Tolmezzo, lamentando che, dopo il visto di controllo, le missive non venivano spillate e quindi potevano essere lette da terze persone. Chiedeva al Magistrato di "delegare persone degne al visto di censura" e di vietare espressamente la lettura delle missive agli agenti di polizia penitenziaria.

La decisione

Il giudice ha dichiarato inammissibile il ricorso ritenendo che la trasmissione di copia della denuncia-querela non sia atto idoneo ad instaurare il procedimento ex art. 35-bis ord. pen., poiché non risultava quale specifica richiesta dovesse essere adottata dal Magistrato una volta ricevuta la copia. Inoltre la Corte ha ritenuto che il divieto di consentire che terzi leggano la corrispondenza dopo il visto di controllo sia già insito nella legge e non necessiti di un provvedimento del Magistrato di sorveglianza che lo ribadisca. Per tali motivi il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 35-bis, legge 26 luglio 1975, n. 354 (ordinamento penitenziario)

    La Corte ha interpretato che la mera trasmissione di copia di una denuncia-querela non costituisce l'atto che, ai sensi dell'art. 35-bis, dà luogo a un reclamo giurisdizionale instaurabile de plano davanti al Magistrato di sorveglianza; è necessario che il reclamo espliciti una specifica richiesta giurisdizionale o di intervento.

  • art. 41-bis, ord. pen.

    Il ricorrente era sottoposto al regime previsto dall'art. 41-bis; la Corte rileva che le garanzie circa la riservatezza della corrispondenza dopo il visto di controllo e il divieto che terzi leggano le missive sono già implicitamente tutelate dalla normativa e non richiedono un ulteriore provvedimento del Magistrato di sorveglianza volto a ribadirle.

Massime di principio

  • La semplice trasmissione di una denuncia penale al Magistrato di sorveglianza non equivale automaticamente all'avvio del procedimento di reclamo ex art. 35-bis: il reclamo deve contenere una richiesta giurisdizionale chiara e circostanziata.
  • Quando si lamenta la violazione della riservatezza della corrispondenza in carcere, è preferibile formulare un reclamo specifico che indichi i fatti concreti, le richieste di intervento e le prove disponibili (es. testimoni, tempi e modalità di consegna), piuttosto che limitarsi a trasmettere copia di una denuncia penale.
  • Il divieto di consentire la lettura da parte di terzi della corrispondenza sottoposta a visto di controllo è considerato già previsto dalla normativa penitenziaria; quindi, nelle impugnazioni, occorre dimostrare l'effettiva violazione e richiedere misure concrete e proporzionate.
  • In situazioni analoghe è utile esperire parallelamente i rimedi penali o disciplinari (denuncia/querela, segnalazione amministrativa) e il reclamo giurisdizionale con adeguata motivazione, così da attivare sia l'azione pubblica sia la tutela giurisdizionale specifica.
  • La dichiarazione di inammissibilità può comportare condanna alle spese e sanzione pecuniaria: è quindi consigliabile valutare la correttezza formale e la completezza del reclamo prima di proporlo.

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