Sentenza n. 5633/2026 - Roma, Sezione 1
per l'accertamento dell'illegittimità del silenzio serbato dall'Ambasciata di Italia a Islamabad sulla richiesta di appuntamento per formalizzare e presentare la domanda di visto per motivi di studio
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: silenzio dell’Ambasciata d’Italia ad Islamabad sulla richiesta di fissazione di un appuntamento per formalizzare e presentare la domanda di visto per motivi di studio
Esito
Favorevole al ricorrente (richiedente visto)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha proposto ricorso ai sensi dell’art. 117 c.p.a. deducendo l’illegittimità del silenzio serbato dall’Ambasciata d’Italia ad Islamabad sulla richiesta di attivazione del procedimento per il rilascio di un visto di ingresso in Italia per motivi di studio, mediante fissazione dell’appuntamento necessario alla formalizzazione e presentazione della domanda.
La decisione
Il TAR ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, rilevando che l’Amministrazione, nelle more del giudizio, aveva fissato l’appuntamento richiesto per la presentazione della domanda di visto, calendarizzato per il 12 novembre 2025. Tale attività ha integrato il pieno soddisfacimento della pretesa azionata, ai sensi del combinato disposto degli artt. 34, comma 5, e 117 c.p.a. Le spese di lite sono state compensate, in considerazione del limitato intervallo temporale tra la richiesta di appuntamento e la notificazione del ricorso e del comportamento collaborativo dell’Amministrazione, che aveva operato per evadere la richiesta in tempi ragionevoli anche in presenza di un elevatissimo numero di istanze analoghe. L’Amministrazione è stata tuttavia condannata a restituire al ricorrente il contributo unificato eventualmente versato.
Norme richiamate
per l’accertamento dell’illegittimità del silenzio serbato dall’Amministrazione
La disposizione è stata utilizzata per promuovere il giudizio avverso il silenzio dell’Amministrazione sull’attivazione del procedimento relativo al visto; l’intervenuta attivazione del procedimento ha determinato la cessazione della materia del contendere.
pieno soddisfacimento della pretesa fatta valere in giudizio
L’intervenuta soddisfazione della pretesa del ricorrente nelle more del giudizio giustifica la dichiarazione di cessazione della materia del contendere.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata
La norma è stata richiamata quale base per disporre l’oscuramento delle generalità della parte ricorrente.
artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679
a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata
Le disposizioni sono state richiamate, unitamente all’art. 52 d.lgs. 196/2003, a tutela dei diritti o della dignità della parte ricorrente mediante oscuramento delle generalità.
Massime di principio
- Nel giudizio promosso ai sensi dell’art. 117 c.p.a. contro il silenzio dell’Amministrazione, la fissazione dell’appuntamento necessario a formalizzare e presentare l’istanza amministrativa integra piena soddisfazione della pretesa relativa all’attivazione del procedimento e determina la cessazione della materia del contendere.
- Quando l’Amministrazione soddisfa nelle more del giudizio la pretesa azionata mediante l’adozione dell’attività procedimentale richiesta, il giudice dichiara la cessazione della materia del contendere ai sensi dell’art. 34, comma 5, c.p.a.
- La compensazione delle spese può essere disposta quando, valutati il breve intervallo tra la richiesta amministrativa e la notificazione del ricorso e il comportamento dell’Amministrazione, il ritardo risulti contenuto e l’Amministrazione si sia attivata per provvedere in tempi ragionevoli; resta possibile porre a carico dell’Amministrazione la restituzione del contributo unificato eventualmente versato.
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