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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 31973/2025 del 09/12/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per violazione e falsa applicazione dell'art. 183 d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR). L'Agenzia contestava la determinazione del "residuo attivo" operata dalla Commissione tributaria regionale, sostenendo che tale residuo dovesse corrispondere al valore dei cespiti pari al costo fiscalmente riconosciuto delle immobilizzazioni, mentre le Corti di merito avevano considerato il residuo attivo come il complesso aziendale (patrimonio netto al termine della procedura) comprensivo delle passività ancora esistenti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando la CTR. Ha affermato il principio che, in caso di chiusura della procedura concorsuale per omologazione del concordato con rientro in bonis del debitore, il residuo attivo rilevante ai fini dell'art. 183, comma 2, TUIR deve essere determinato tenendo conto delle passività non ancora soddisfatte ma da soddisfare in esecuzione del programma concordatario: l'omologazione del concordato non equivale automaticamente all'integrale pagamento dei creditori. Per la novità della questione le spese di giudizio sono compensate.

Norme richiamate

  • art. 183 d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR)

    comma 1 e comma 2: nei casi di fallimento e di liquidazione coatta amministrativa il reddito di impresa relativo al periodo compreso tra l'inizio dell'esercizio e la dichiarazione di fallimento o il provvedimento che ordina la liquidazione è determinato in base al bilancio redatto dal curatore o dal commissario liquidatore. Il reddito relativo al periodo compreso tra l'inizio e la chiusura del procedimento concorsuale ... è costituito dalla differenza tra il residuo attivo e il patrimonio netto dell'impresa o della società all'inizio del procedimento determinato in base a valori fiscalmente riconosciuti.

    Il residuo attivo deve essere calcolato in base al valore effettivo dei beni residui al termine della procedura; nel caso di concordato che comporta rientro in bonis occorre considerare anche le passività che restano da soddisfare secondo il piano concordatario.

  • art. 214 legge fallimentare (concordato)

    Rilevato per il contesto: disciplina il concordato come causa di chiusura autonoma della procedura; l'omologazione del concordato non corrisponde necessariamente a integrale pagamento dei creditori, ma stabilisce un piano di soddisfacimento che può comportare passività residue.

  • art. 135 legge fallimentare

    Richiamato per il principio che la chiusura per omologazione ha effetto modificativo-estintivo dell'obbligazione nei termini del piano concordatario, senza automatica liberazione dei debiti salvo diversa assunzione del terzo.

  • artt. 118 e 213 legge fallimentare

    Citati per distinguere le ipotesi di chiusura in cui non residuano passività o in cui i creditori sono stati integralmente soddisfatti: la circolare amministrativa si riferisce a quelle ipotesi, non alla chiusura per concordato con rientro in bonis.

  • Circolare Agenzia Entrate n. 42/E del 2004

    La circolare detta regole per il residuo attivo nelle ipotesi di chiusura per inesistenza del passivo o per integrale pagamento dei creditori; secondo la Corte non è applicabile automaticamente alla chiusura per omologazione del concordato.

  • Cass. 10 aprile 1995, n. 4139 (giurisprudenza richiamata)

    Utilizzata per confermare che la chiusura della procedura concorsuale non determina sempre la liberazione del debitore dalle obbligazioni verso i creditori, salvo casi di assunzione da parte di terzi.

  • d.lgs. 12 gennaio 2019, n. 14 (codice della crisi e dell'insolvenza)

    Richiamato per rilevare che la terminologia è mutata (fallimento -> liquidazione giudiziale) ma i principi applicativi in materia di determinazione del reddito del maxi-periodo permangono.

Massime di principio

  • Se la procedura concorsuale si chiude per omologazione di concordato con rientro in bonis, il residuo attivo ai fini dell'art. 183 TUIR deve riflettere il valore effettivo del complesso aziendale, comprensivo delle passività ancora da soddisfare secondo il piano concordatario.
  • L'omologazione del concordato non equivale automaticamente all'integrale soddisfacimento dei creditori; non si possono considerare come già estinte le obbligazioni che restano da eseguire in base al piano concordatario.
  • La circolare amministrativa n. 42/E/2004 si applica alle chiusure per inesistenza del passivo o per integrale pagamento dei creditori, non alla chiusura per concordato che lascia passività residue da soddisfare.
  • Nel calcolo del reddito del c.d. maxi-periodo occorre usare i valori fiscalmente riconosciuti del residuo attivo (saldo attività - passività) e confrontarli con il patrimonio netto iniziale ai fini dell'art. 183, comma 2.
  • In situazioni simili è importante documentare il contenuto e l'effettiva esecuzione del piano concordatario (stato di soddisfacimento dei creditori, esistenza di passività residue, autorizzazione all'esercizio provvisorio) per dimostrare la corretta base di calcolo del residuo attivo.
  • Per i crediti fiscali ceduti in epoca successiva alla chiusura della procedura, valutare separatamente il loro effetto fiscale secondo la data e le modalità della cessione e la documentazione probatoria.

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