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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 32146/2025 del 10/12/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione, in proprio e per conto della DAF S.r.l., dell'avviso di accertamento n. TK3035100167/2013 relativo al 2010 (contestazione dell'indeducibilità di spese pubblicitarie per complessivi euro 800.000 e del disconoscimento di acquisti da fornitori "black list" per euro 1.881.908,85). Il ricorso verteva sulla mancata valutazione di documenti probatori (attività dei fornitori a Hong Kong, interesse economico delle operazioni, contratti d'uso del marchio "Diunamai" e repertorio fotografico) e sulla legittimazione di Dezi a proporre il ricorso dopo la nomina di un custode giudiziario e, successivamente, la dichiarazione di fallimento della società.

La decisione

La Corte ha accolto il ricorso incidentale proposto dall'Agenzia delle Entrate rilevando l'inammissibilità del ricorso introduttivo e, conseguentemente, del ricorso principale. Motivo principale: al momento della notifica dell'avviso l'amministratrice legale della DAF S.r.l. era la custode giudiziaria Francesca Sebastiani, nominata anche amministratore unico dall'assemblea, per cui Dezi era cessato dalla qualità di legale rappresentante e non aveva titolo a impugnare l'atto in proprio o come socio. La Corte ha escluso altresì la legittimazione di Dezi come "creditore in surroga" o per azione surrogatoria e ha richiamato la regola secondo cui l'interesse del socio si tutela con strumenti societari interni, non con impugnazioni dirette verso terzi. La sentenza di merito è cassata senza rinvio (art. 382, comma 3 c.p.c.). Sono liquidate le spese a carico del ricorrente e disposto il raddoppio del contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 13 d.P.R. n. 115/2002, comma 1-quater

    "quando l'impugnazione, anche incidentale, è respinta integralmente o è dichiarata inammissibile o improcedibile, la parte che l'ha proposta è tenuta a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione, principale o incidentale, a norma del comma 1-bis."

    Il raddoppio del contributo unificato ha natura di tributo giudiziario (non sanzionatoria) e si applica anche nel caso di cassazione senza rinvio quando la causa non poteva essere proposta, al fine di scoraggiare impugnazioni infondate o dilatorie.

  • art. 43 legge fallimentare

    "Nelle controversie, anche in corso, relative a rapporti di diritto patrimoniale del fallito compresi nel fallimento sta in giudizio il curatore."

    In caso di fallimento la legittimazione processuale spetta al curatore; il fallito conserva un'eccezionale capacità di agire solo se prova l'inerzia o il disinteresse degli organi fallimentari.

  • art. 321 c.p.p.

    Norma richiamata come titolo giuridico per il sequestro preventivo delle quote e per la nomina del custode giudiziario; la custodia delle quote e la nomina a amministratore da parte dell'assemblea incidono sulla rappresentanza societaria.

  • art. 31 d.lgs. n. 5/2006

    Norma richiamata in relazione all'autorizzazione del curatore fallimentare (mancanza della quale era stata rilevata in primo grado e che incide sulla legittimazione a proporre ricorso).

  • art. 2900 cod. civ.

    Citato rispetto all'azione surrogatoria; la Corte evidenzia che il breve richiamo a una presunta "surroga" di Dezi non costituisce titolo per impugnare l'atto impositivo a nome della società o in sostituzione della stessa.

  • art. 21 d.lgs. n. 546/1992

    Richiamato come termine per proporre impugnazione tributaria: il fallimento intervenuto prima della scadenza del termine solleva questioni sulla legittimazione ma non attribuisce automaticamente titolo al socio cessato dalla rappresentanza.

  • art. 382, comma 3, cod. proc. civ.

    Consente alla Corte di cassazione di annullare senza rinvio quando la causa non poteva essere proposta; applicato per dichiarare l'inammissibilità originaria dell'azione di Dezi.

  • art. 385, comma 2, cod. proc. civ.

    Norma richiamata per la liquidazione delle spese di giudizio a carico della parte soccombente.

  • articoli 57 e 62 d.lgs. n. 300/1999

    Richiamati dalla sentenza di merito per sostenere la titolarità della Direzione Regionale ad eseguire ispezioni e verifiche fiscali; la Corte non entra in merito della fondatezza sostanziale dei rilievi fiscali ma valorizza la legittimazione dell'organo verificatore.

Massime di principio

  • Il socio di una società di capitali non può impugnare direttamente, in proprio, un atto impositivo notificato alla società quando, al momento della notifica, la rappresentanza legale è esercitata da un custode giudiziario o da un amministratore nominato; la legittimazione spetta al rappresentante attuale (o al curatore in caso di fallimento) o, in casi eccezionali, al fallito solo se provata l'inerzia del curatore.
  • La nomina di un custode giudiziario delle quote e la sua successiva nominazione ad amministratore dall'assemblea comportano la sostituzione nella legale rappresentanza societaria e la perdita della relativa legittimazione da parte del precedente amministratore.
  • L'azione del socio per tutelare l'interesse patrimoniale nei confronti di terzi è, di norma, esercitabile tramite strumenti interni alla società (impugnazione di delibere, esposti agli organi sociali) e non mediante impugnazioni dirette degli atti impositivi rivolte contro terzi.
  • In caso di fallimento la regola generale è che il curatore sta in giudizio; il fallito può agire solo quando dimostra l'inerzia degli organi fallimentari, ma ciò non autorizza automaticamente terzi (es. ex amministratori cessati) a sostituirsi al curatore.
  • La qualificazione dell'impugnazione come manifestamente infondata o proposta da parte non legittimata può comportare l'inammissibilità originaria della causa e l'applicazione del raddoppio del contributo unificato in Cassazione quando la causa "non poteva essere proposta".
  • L'eventuale ricorso incidentale che deduca difetto di legittimazione va esaminato prioritariamente e può determinare l'inammissibilità delle impugnative successive se confermata l'assenza di potestas iudicandi del ricorrente.

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