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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28394/2024 del 15/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Napoli del 12/06/2023 che aveva dichiarato inammissibili le istanze di misure alternative proposte da Esposito. Il Tribunale aveva ritenuto che i reati in espiazione fossero aggravati dalla finalità di agevolazione di un'organizzazione mafiosa e, dunque, ricompresi nella disciplina ostativa dell'art. 4‑bis (prima fascia), e aveva escluso la possibilità di superare l'ostatività in assenza di collaborazione con la giustizia. La difesa denunciava errata applicazione di legge e vizio di motivazione, evidenziando il buon comportamento in detenzione, il marginale coinvolgimento nei fatti, la ridotta residua pena e la possibilità che la collaborazione fosse impossibile o inesigibile, nonché il mancato riferimento ai principi della sentenza della Corte Costituzionale n.32/2020.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso sotto il profilo preliminare dell'individuazione della normativa applicabile: ha ritenuto che il Tribunale non abbia applicato il testo novellato dell'art. 4‑bis introdotto dal d.l. n.162/2022 (normativa sopravvenuta più favorevole) e sia dunque incorso in errore di diritto. Poiché l'ordinanza motivava l'ostatività facendo riferimento soltanto alla collaborazione come unica via di superamento, la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio al Tribunale di Sorveglianza di Napoli affinché valuti le domande alla luce del nuovo testo normativo.

Norme richiamate

  • art. 4‑bis ord. pen.

    La Corte osserva che il Tribunale ha applicato criteri non aggiornati e che il nuovo testo (modificato dal d.l. n.162/2022) è più favorevole e doveva essere applicato; l'ordinanza impugnata assumeva erroneamente che la collaborazione fosse l'unica modalità di superamento dell'ostatività.

  • decreto‑legge n.162 del 2022

    Riconosciuto come normativa sopravvenuta più favorevole che modifica i presupposti per l'applicazione dell'art. 4‑bis; la Corte richiede l'applicazione del nuovo testo al giudizio di merito.

  • Corte Costituzionale, sentenza n.32 del 2020

    Richiamata dalla difesa quale linea interpretativa da considerare nella valutazione dell'ostatività e dei suoi limiti; la Corte di Cassazione segnala che il Tribunale non ha tenuto conto dei principi giurisprudenziali invocati e dovrà valutarli in sede di rinvio se pertinenti.

Massime di principio

  • Se intervenuta normativa sopravvenuta è più favorevole all'imputato/detenuto, il giudice deve applicarla (principio del favor rei); la mancata applicazione può determinare annullamento e rinvio.
  • L'ostatività prevista dall'art. 4‑bis deve essere valutata secondo il testo vigente al momento della decisione e non esclusivamente in base alla presenza o assenza di collaborazione; vanno considerate anche ipotesi come l'impossibilità o inesigibilità della collaborazione.
  • In sede di valutazione per misure alternative occorre considerare elementi personali e processuali concreti (comportamento in detenzione, residuo pena, ruolo effettivo nei fatti, marginalità dell'involvimento) che possono incidere sulla pericolosità attuale.
  • Nel ricorso è utile contestare sia la motivazione (valutazioni concrete) sia l'errata individuazione della normativa applicabile; se il giudice di merito non applica norme sopravvenute più favorevoli, il rimedio è l'annullamento con rinvio.
  • I riferimenti alla giurisprudenza costituzionale e di legittimità (es. sent. n.32/2020) devono essere presi in considerazione dal giudice di merito nella valutazione dell'ostatività e delle possibili modalità di superamento.

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