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Cassazione Penale, Ordinanza n. 25868/2025 del 15/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende. La decisione di merito di secondo grado è rimasta ferma nella parte in cui aveva prosciolto l'imputato dal reato sub b) per mancanza di querela ed eliminato il relativo aumento di pena, con rideterminazione del trattamento sanzionatorio complessivo.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di appello che, rispetto alla decisione di primo grado di condanna per furto aggravato e tentato furto aggravato in continuazione, aveva dichiarato il non doversi procedere per il reato sub b) per mancanza di querela, eliminando il relativo aumento di pena e rideterminando il trattamento sanzionatorio. L'unico motivo dedotto lamentava la mancanza di motivazione della sentenza di appello sul motivo già proposto con l'atto di gravame relativo alla sproporzione della pena rispetto alla gravità del fatto. La Corte di cassazione ha ritenuto il motivo manifestamente infondato, osservando che la censura di appello era a sua volta manifestamente infondata, che il trattamento sanzionatorio era già stato valutato dal primo giudice con riconoscimento della circostanza attenuante di cui all'art. 62, n. 4, c.p. e delle attenuanti generiche, e che la pena era stata applicata di poco superiore al minimo edittale. Ha inoltre richiamato il principio per cui, nel reato continuato, l'aumento per i reati satellite deve essere autonomamente calcolato e motivato, ma con un livello di motivazione proporzionato all'entità degli aumenti; ha poi ribadito che è inammissibile per carenza di interesse il ricorso avverso una sentenza di secondo grado che non abbia esaminato un motivo di appello originariamente inammissibile per manifesta infondatezza, poiché l'eventuale accoglimento non darebbe alcun utile esito in rinvio.

Norme richiamate

  • art. 62, n. 4, c.p.

    La circostanza attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità era stata riconosciuta in primo grado e rilevava nella valutazione del trattamento sanzionatorio.

  • art. 81 c.p.

    Nel reato continuato il giudice deve rispettare i limiti dell'aumento di pena e il rapporto di proporzione tra pena base e aumenti per i singoli reati satellite, evitando un surrettizio cumulo materiale.

Massime di principio

  • Nel reato continuato, la pena complessiva deve essere determinata individuando la pena base per il reato più grave e calcolando distintamente gli aumenti per ciascun reato satellite, con motivazione autonoma ma commisurata all'entità dei singoli aumenti.
  • L'obbligo motivazionale sugli aumenti di pena nel reato continuato non richiede un'argomentazione particolarmente estesa quando gli aumenti siano modesti e la pena complessiva risulti contenuta, purché sia verificabile il rispetto della proporzione e dei limiti legali.
  • È inammissibile per carenza di interesse il ricorso per cassazione contro la mancata decisione su un motivo di appello che era originariamente manifestamente infondato, perché un eventuale accoglimento non potrebbe produrre un risultato favorevole nel giudizio di rinvio.
  • La declaratoria di non doversi procedere per difetto di querela su uno dei reati contestati comporta l'eliminazione del relativo aumento di pena nella determinazione del trattamento sanzionatorio complessivo.

Come è indicizzato

MaterieFurtoImpugnazioniPena e commisurazioneCause di non punibilità
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penaleParte generale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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