Sentenza n. 3613/2026 - Roma, Sezione 5Q
per l'annullamento per il diniego del visto per l'ingresso in Italia presentata in favore della richiedente sig. ra -OMISSIS- e dall'odierno ricorrente in qualità di datore di lavoro ai sensi del D.P.C.M. 21 dicembre 2021 per la determinazione dei flussi programmati per l'ingresso in Italia - id domanda P- MO/L/Q/2025/101555
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego del visto per lavoro subordinato disposto dall'Ambasciata d'Italia a Tunisi, con contestazione degli atti presupposti e connessi, inclusa la presunta revoca del nulla osta da parte della Prefettura di Trento
Esito
Favorevole al resistente (amministrazione statale)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente, quale datore di lavoro, ha impugnato il diniego del visto per l'ingresso in Italia di una lavoratrice straniera, adottato dall'Ambasciata d'Italia a Tunisi e notificato al datore di lavoro. Il ricorso era proposto anche nell'interesse della lavoratrice, indicata nell'epigrafe, ma quest'ultima non aveva conferito procura alle liti. Il TAR ha rilevato d'ufficio, ai sensi dell'art. 73, comma 3, c.p.a., la questione relativa alla legittimazione attiva del datore di lavoro e ha ritenuto che la sua iniziativa integrasse una sostituzione processuale non consentita.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso inammissibile senza esaminare nel merito la legittimità del diniego del visto né degli atti presupposti, ritenendo che il datore di lavoro sia privo di legittimazione attiva per impugnare il diniego del visto richiesto in favore della lavoratrice straniera. La mera indicazione della lavoratrice nell'epigrafe non è stata ritenuta sufficiente, poiché il datore di lavoro aveva dichiarato di agire nel suo interesse senza che la lavoratrice gli avesse conferito procura alle liti; ciò configura un'inammissibile sostituzione processuale. Le spese di giudizio sono state compensate.
Norme richiamate
ex art. 60 cod. proc. amm.
La sentenza è stata pronunciata in forma semplificata, previa audizione delle parti in camera di consiglio.
la questione dell’ammissibilità del ricorso relativamente alla legittimazione attiva del datore di lavoro
Il giudice ha sottoposto alle parti la questione rilevata d'ufficio relativa alla legittimazione attiva del datore di lavoro.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196
La norma è richiamata quale base per l'oscuramento delle generalità della parte interessata.
artt. 5 e 6 del Regolamento (UE) 2016/679
Le disposizioni sono richiamate, unitamente alla normativa nazionale sulla protezione dei dati personali, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata.
Massime di principio
- Il datore di lavoro è privo di legittimazione attiva a impugnare autonomamente il diniego del visto d'ingresso per lavoro subordinato richiesto in favore di un lavoratore straniero.
- La mera indicazione del lavoratore straniero nell'epigrafe del ricorso non attribuisce al datore di lavoro la legittimazione a far valere in giudizio la posizione del lavoratore, se quest'ultimo non ha conferito procura alle liti.
- L'azione proposta da un soggetto che dichiari di agire nell'interesse del titolare della posizione sostanziale, senza procura o altra base legittimante, configura un'inammissibile sostituzione processuale.
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