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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8779/2023 del 01/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Gli eredi hanno impugnato l'ordinanza che ha respinto la loro opposizione avverso la decisione che aveva confermato la confisca di €6.951.000 disposta nella sentenza di applicazione di pena per il reato di riciclaggio a carico di Forti Flavio. Hanno dedotto: (1) errori di diritto e vizio di motivazione perché le condotte di riciclaggio sarebbero state poste in essere dopo la morte di Abossida Santo, per cui gli eredi sarebbero terzi estranei e avrebbero diritto alla restituzione; hanno altresì sostenuto che, se il denaro derivasse dal traffico di stupefacenti in cui Abossida avrebbe partecipato con la sorella Bombina, spetterebbe comunque agli eredi metà della somma; (2) il denaro sarebbe di provenienza lecita in quanto Abossida Santo svolgeva attività commerciale, dunque non sussisterebbe prova della derivazione del denaro da reato e non vi sarebbe titolo per la confisca.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ritenuto che la confisca per il reato di riciclaggio presuppone la riconducibilità della somma a profitto del reato presupposto: tale qualificazione non viene mutata dal fatto che la consegna del denaro sia avvenuta anteriormente al decesso del presunto autore del reato. I ricorrenti non hanno dato una confutazione adeguata delle argomentazioni della decisione impugnata, limitandosi ad affermazioni assertive sulla liceità della provenienza del denaro. Per tali ragioni il ricorso è stato respinto come inammissibile e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e a versare ciascuno la somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma processuale che autorizza la condanna per spese e l'applicazione di una sanzione pecuniaria a carico dei ricorrenti per ricorsi inammissibili o manifestamente infondati; la Corte l'ha applicata per irrogare la somma di euro 3.000 a ciascun ricorrente.

  • disciplina della confisca nel delitto di riciclaggio (normativa sostanziale/processuale applicata)

    Principio espresso in motivazione: la confisca disposta per il reato di riciclaggio si fonda sulla qualificazione del denaro come profitto di un reato presupposto; tale qualificazione non è rimossa dal fatto che la consegna o il trasferimento materiale sia avvenuto prima del decesso di un terzo o presunto autore del reato, salvo che venga fornita prova convincente della liceità della provenienza.

Massime di principio

  • La confisca per riciclaggio presuppone il riconoscimento della provenienza illecita del denaro: trasferimenti antecedenti al decesso del presunto autore non mutano automaticamente la natura illecita dei beni.
  • Gli eredi non acquisiscono automaticamente un diritto di restituzione su somme qualificate come profitto di reato; l'onere di provare la liceità della provenienza grava su chi ne fa valere il diritto.
  • Affermazioni generiche o non documentate sulla lecita provenienza non sono sufficienti per scalfire una decisione di confisca: è necessario un concreto contraddittorio probatorio.
  • In caso di ricorso manifestamente infondato o inammissibile la parte soccombente può essere condannata oltre che alle spese anche a sanzioni pecuniarie previste dal codice di procedura penale.
  • Se esistono elementi probatori documentali chiari attestanti la lecita provenienza o la titolarità (es. comproprietà documentata, atti bancari, fatture, dichiarazioni fiscali coerenti), il giudice potrebbe valutare diversamente; l'assenza di tali elementi rende improbabile il successo dell'impugnazione.

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