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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19458/2022 del 18/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che confermava il sequestro preventivo relativo al delitto previsto dall'art. 10-bis del d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74. Il ricorrente deduceva violazione dell'art. 321 c.p.p. per mancanza di motivazione in ordine al fumus commissi delicti: il Tribunale avrebbe confermato la misura senza indicare quale profilo di responsabilità fosse attribuibile a Mezzela, posto che la società ("Vallemosso s.p.a.") era stata dichiarata fallita prima della scadenza del termine per il versamento delle ritenute, obbligo rimasto in capo al curatore; la motivazione del Tribunale si limitava ad evocare un possibile e astratto concorso tra curatore e Mezzela, senza evidenziare elementi concreti anche indiziari a suo carico.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato per motivazione meramente apparente in relazione al fumus commissi delicti. Ha annullato l'ordinanza impugnata e rinviato il procedimento al Tribunale di Biella per nuovo giudizio (ai sensi dell'art. 324, comma 5, c.p.p.), disponendo che il giudice di merito esamini in modo specifico e motivato gli elementi che possano collegare l'ex legale rappresentante (Mezzela) all'omissione tributaria contestata, tenendo conto della dichiarazione di fallimento e del ruolo del curatore.

Norme richiamate

  • art. 321 cod. proc. pen.

    Richiesta di motivazione specifica; la Corte ha ritenuto che la motivazione del Tribunale fosse insufficiente in punto di fumus commissi delicti, sicché occorre l'esame concreto degli indizi che colleghino il ricorrente al reato.

  • art. 324 cod. proc. pen.

    Norma procedurale sul riesame e sulla competenza; la Cassazione ha annullato e rinviato il provvedimento al Tribunale di Biella ai sensi del comma 5 per un nuovo giudizio di riesame.

  • art. 10-bis, d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74

    Riferimento al delitto tributario contestato (omissione di versamento delle ritenute). Dal dispositivo emerge che il provvedimento cautelare era connesso a tale fattispecie e che la Corte ha richiesto prova indiziaria concreta del concorso dell'ex legale rappresentante nonostante la crisi e il fallimento societario.

Massime di principio

  • Per disporre misure reali cautelari in relazione a reati tributari è necessario che il giudice indichi elementi indiziari concreti e non meri riferimenti a possibilità astratte: la motivazione deve specificare in che modo gli atti o i comportamenti concretizzino il "fumus".
  • La dichiarazione di fallimento della società non esclude automaticamente la valutazione di responsabilità dell'ex legale rappresentante, ma impone al giudice di spiegare in che termini l'obbligo tributario sia rimasto o sia stato condiviso, ossia quali fatti colleghino l'ex rappresentante all'omissione (es. atti post-fallimento, direttive, rapporti con il curatore).
  • Non è sufficiente evocare un possibile concorso tra curatore e terzi: il giudice deve indicare indizi concreti che rendano credibile, anche nella fase cautelare, l'ipotesi del concorso.
  • Se la motivazione del provvedimento di riesame è meramente apparente o generica su punto specifico di gravame, la Cassazione annulla e rinvia per consentire al giudice di merito un nuovo esame motivato.
  • In situazioni simili, il difensore dovrebbe sollecitare che il giudice affronti puntualmente il tema della titolarità dell'obbligo tributario (prima e dopo il fallimento), della documentazione contabile, dei flussi finanziari e di ogni elemento indiziario che possa giustificare il collegamento personale con l'illecito.

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